Archivio per febbraio 2008

Obamate galore

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Dopo i Bushismi, i Putinismi, le Veltronate e l’ultima (per il momento) di Sarkozy, da cecchini diligenti quali siamo, non possiamo non prendere di mira uno dei democratici americani candidati alla presidenza, anche perché mirare al candidato repubblicano McCain sarebbe troppo facile. E quando le cose sono troppo facili o noiose, si cercano dei motivi per non farle.

Quindi vi proponiamo la Encyclopedia Baracktannica, courtesy of Slate, che raccoglie tutte le parole coniate dai giornalisti a proposito di Obama. Questa volta vi offriamo un formato high-tech, perché si tratta di un widget da aggiungere alla vostra pagina iGoogle tailor-made. Che avete tutti, giusto?

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Tutto il mondo in tre righe

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Personaggio sconosciuto ai più, Félix Fénéon (1861-1944) nacque a Torino e visse in Francia.

Dopo essere stato impiegato presso il Ministero della Guerra, fu redattore della Revue Blanche, a cui contribuivano Débussy come critico musicale e Gide come critico letterario. Come editore, invece, pubblicò Proust, Apollinaire e Jarry, nonché la sua traduzione del romanzo di Jane Austen, Northanger Abbey.

Attivo nei circoli anarchici del tempo, nel 1894, in seguito a un attentato in un ristorante frequentato soprattutto da politici e bancari, fu arrestato e poi rilasciato per mancanza di prove.

Octave Mirbeau lo ricorda così:

La vita di Fénéon era bipartita: l’ufficio, di cui viveva, e la letteratura, ornamento del suo esistere. Era, come ho detto, un impiegato preciso, quel che si dice un impiegato modello. Al Ministero della Guerra era parecchio benvoluto dai colleghi, stimato dai superiori che in lui riconoscevano un’intelligenza rara e un’attività sempre operosa. Questo dettaglio proviene da un suo collega: “Nessuno sapeva come lui redigere un rapporto su qualunque cosa, e si dilettava a stilare quegli degli altri, cui tale compito causava angoscia, tortura e spesso insormontabili difficoltà. I rapporti di Fénéon erano, a modo loro, dei capolavori secchi, precisi, di una lingua amministrativa perfetta. Il sottile e delizioso artista, che talora si compiaceva di curiose sinuosità nella frase, di concordanze di ritmi bizzarri, aveva la facoltà di scrivere come un redattore di codici.”

 

Nel 1906, dopo una serie di sfortune, entrò in servizio presso il quotidiano Le Matin, per cui iniziò a scrivere le Nouvelles en trois lignes. Questi 1220 fatti di cronaca (nouvelle significa racconto, novella, ma anche cronaca) ora sono stati raccolti e tradotti in inglese da Luc Sante.

Non è un mondo allegro quello che ci descrive Fénéon: le persone sembrano essere uscite da uno dei romanzi più cupi di Zola. Miseria, follia e alcoolismo sono le note di fondo; qua e là si intravede anche un tocco di critica sociale

A dishwasher from Nancy, Vital Frérotte, who had just come back from Lourdes cured forever of tuberculosis, died Sunday by mistake.

Finding his daughter, 19, insufficiently austere, Jallat, watchmaker of Saint-Etienne, killed her. It is true that he has eleven children left.

di assurdo,

Again and again Mme Couderc, of Saint-Ouen, was prevented from hanging herself from her window bolt. Exasperated, she fled across the fields.

Harold Bauer and Casals will give a concert today in San Sebastian. Besides that, they might fight a duel.

avidità

“Ouch!” cried the cunning oyster eater, “A pearl!”. Someone at the next table bought it for 100 francs. It had cost 30 cents at the dime store.

e stupidità,

He had bet he could drink 15 absinthes in succession while eating a kilo of beef. After the ninth, Théophile Papin, of Ivry, collapsed.

Tutto il mondo, con tutte le sue contraddizioni, in sole tre righe.

 

 

Félix Fénéon, Novels in Three Lines. Translated and with an introduction by Luc Sante, NYRB, 2007.

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“Thou shalt not”, Walter said.

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La comunicazione politica può essere una bestia nera per il copywriter chiamato a dare parole alle idee di potenziali candidati. Se poi il copy in questione non condivide le idee del partito che gliele chiede, la partita si fa molto dura: professionalità da una parte, valori dall’altra, uscirne vincenti è quanto mai improbabile, al massimo si può sperare di ottenere un pareggio.

Dai conflitti interiori a quelli linguistici: in un panorama quanto mai mutevole come quello della politica italiana, che nelle Camere predilige bizantinismi e artifici retorici, ma sulle piazze deve giocoforza farsi capire, il copy o ghost-writer che sia sa che non potrà andare tanto per il sottile, proponendo al politico di turno quei giochi raffinati di parole che gli piacciono tanto, ma che quasi sempre restano nell’archivio delle speranze frustrate.

Occorre invece più che mai evitare ambiguità, coniando claim* a prova di bomba, evitando di prestare il fianco a beffarde contro-campagne: si sa, lo sport preferito dei pubblicitari frustrati è criticare e, massima goduria, rifare le campagne altrui, capovolgendone gli intenti. Lo dimostra il filone dell’antipubblicità, quanto mai ricco (spesso anche di ideali, per fortuna): si vedano per esempio il sito canadese www.adbusters.org o controconcorsi come quello sulle acque minerali, di imminente scadenza, indetto da Terre di Mezzo.

Tornando alla politica in senso stretto, se dunque l’obiettivo è quello di essere compresi e, si spera, votati da un target il più ampio possibile, il saggio copy italico, messi da parte sogni di campagne-choc e “di rottura” che si fanno sempre e solo in Inghilterra, Olanda, Messico, ma mai nel Bel Paese, dovrà seguire un unico imperativo: semplicità al limite dell’ovvietà. Pochi, chiari concetti e, nel caso del Walter nazionale, un’assertività di stampo biblico, reiterata nelle tre headline della sua campagna:
Non pensate a quale partito. Pensate a quale Paese.
Non rientrate nel caos. Voltate pagina.
Non cambiate un governo. Cambiate l’Italia.

Il sorriso del candidato giganteggia sui manifesti 6×3, controbilanciando sul piano visivo il tono perentorio delle frasi; il volto è in primissimo piano, ma sembrerebbe quasi di intravedere, appena sotto, un dito da predicatore levato ad ammonire i fedeli (un atteggiamento che però non è bastato a conquistare l’imprimatur di Famiglia Cristiana). Alla proibizione sorridente segue una frase affermativa, che suggerisce alternative positive: Non fare questo, bensì quest’altro.

Una struttura comunicativa che a me ricorda quella dei Comandamenti, summa di proibizioni concepite per il bene dell’uomo. In questo caso si parla del bene comune, e per raggiungerlo tutti, sottende Walter, devono superare divisioni e particolarismi sterili, aver fede nel futuro, fare sacrifici. Amen!

*altrimenti detto “slogan” nei mitizzati anni Ottanta, tempi di vacche obese tanto rimpianti da pubblicitari incartapecoriti oggi riciclatisi come insegnanti in associazioni, accademie e conventicole marchettinghiane assortite.
A voler essere pignoli, poco più avanti si parla non tanto di claim, quanto piuttosto di tre headline distinte (il vero claim della campagna veltroniana, ripetuto come firma in tutti i manifesti, è infatti “Si può fare”), ma lasciamo questi tecnicismi a quei pubblicitari che non hanno di meglio da fare.

Postato da: FDM

Imperfezione

If the Church as a whole had been able to acknowledge that its teaching and its whole system of beliefs were based on texts, and that those texts were susceptible on the one hand to scribal corruption and so forth, on the other to flaws of translation, because translation is always an imperfect process, and if the Church had also been able to concede that the interpretation of texts is a complex matter, vastly complex, instead of claiming for itself a monopoly of interpretation, then we would not be having this argument today.

J.M. Coetzee, Elisabeth Costello

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Tutti insieme, compatibilmente

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In Olanda il ministro della Giustizia Hirsch-Ballin vuole scoraggiare l’uso della parola allochtoon.

Parentesi linguistica: il vocabolario olandese Van Dale dice che un allochtoon è iemand die van elders afkomstig, letteralmente una persona che proviene da un altro paese; un immigrato o uno straniero, quindi. Più specificatamente, la parola allochtoon serve a indicare turchi e marocchini, spesso nati in Olanda. Il contrario di allochtoon è autoctoon, ovvero indigeno, autoctono. Chiusa parentesi linguistica.

Gli si affianca Ella Vogelaar, ministro responsabile per l’integrazione, che propone nieuwe Nederlanders (lett., nuovi olandesi), nieuwkomers (nuovi arrivati) o, per chi ama l’esattezza, Turkse Nederlanders (lett., olandesi turchi) e Marokkanse Nederlanders (lett., olandesi marocchini).

Ma eliminare due parole significa anche eliminare la mentalità che vi si nasconde dietro?

Ps. La maglietta nella foto è della designer/stilista di moda brasiliana Bea Correa.

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Oh, Nicholas!

Dato il nostro interesse per il boccaccesco, non possiamo esimerci dal dedicare un breve post di fine pomeriggio a Nicholas Sarkozy. Dopo racaille, ora questo:

.

Il merito per aver messo online il video va al quotidiano Le Parisien.

L’articolo del Guardian a questo proposito fornisce ulteriori dettagli sull’esatta traduzione della frase Casse-toi, alors pauvre con. Leggetelo e poi siate onesti: fareste uscire vostra figlia con un tipo del genere?

Postato da: IM

Condizionale passato

Il Guardian di qualche giorno fa ha pubblicato un estratto dal nuovo libro di Julian Barnes, uno scrittore a cui ho dedicato un intero scaffale della mia libreria (doppia fila).

The past conditional, by the way, is a tense of which my brother is highly suspicious. Waiting for the funeral to start, we had, not an argument – this would have been against all family tradition – but an exchange which demonstrated that if I am a rationalist by my own standards, I am a fairly feeble one by his. When our mother was first incapacitated by a stroke, she happily agreed that her granddaughter C. should have the use of her car: the last of a long sequence of Renaults, the marque to which she had maintained a Francophiliac loyalty over four decades. Standing with my brother in the crematorium car park, I was looking out for the familiar French silhouette when my niece arrived at the wheel of her boyfriend R.’s car. I observed – mildly, I am sure – “I think Ma would have wanted C. to come in her car.” My brother, just as mildly, took logical exception to this. He pointed out that there are the wants of the dead, ie things which people now dead once wanted; and there are hypothetical wants, ie things which people would or might have wanted. “What Mother would have wanted” was a combination of the two: a hypothetical want of the dead, and therefore doubly questionable. “We can only do what we want,” he explained; to indulge the maternal hypothetical was as irrational as if he were now to pay attention to his own past desires. I proposed in reply that we should try to do what she would have wanted, a) because we have to do something, and that something (unless we simply left her body to rot in the back garden) involves choices; and b) because we hope that when we die, others will do what we in our turn would have wanted.

Il nuovo libro si intitolerà Nothing to be Frightened Of. La pubblicazione è prevista per i primi di marzo. E io l’ho già prenotato.

 

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