In difesa dell’odio

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Il Blog dell’OUP invita tutti i lettori a votare per la parola più odiata e odiosa del 2008.

Qui di seguito i candidati con relativa spiegazione:

CREDIT CRUNCH – a multi-purpose word used to mean anything relating to the current financial turmoil

DELEAVERAGING – an opaque word to most, meaning the reduction of borrowed capital used to increase the return of an investment

MEDALLING – used at the Olympics, a curious example of a ‘verbed’ noun, from the word medal

FREEMALE – a manufactured word coined by a marketing company to mean a single woman

VISUACY – a word blend used as shorthand for ‘visual literacy’

Chi vota rischia di vincere un libro.

Non so bene che cosa succederà con la parola più antipatica: verrà bandita dal dizionari, dai libri, dai giornali? Potrà essere solo bisbigliata in compagnia di persone che conosciamo bene e che, quindi, non ci denunceranno?

Fra l’altro, prima di scegliere, si tenga conto che, come quelle considerate bruttine, anche le parole odiate prima o poi potrebbero essere utili.

Postato da: IM

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4 Responses to “In difesa dell’odio”


  1. 1 luigimuzii 5 novembre 2008 alle 11:11 am

    Qualche post più indietro ti ho detto che mi piacerebbe vedere uno Zingarelli delle entrate rimosse dagli Zingarelli.

    Le parole non sono belle o brutte, nemmeno le parolacce, è l’uso che se ne fa a rendercele tali. Mia nonna e mia zia, romane di Porta Pia, rispettivamente classe 1902 e 1913, usavano disinvoltamente, naturalmente espressioni che altrove suonerebbe turpiloquio. Viceversa, mia sorella, si guarda bene dal pronunciarne alcune per la capacità evocativa ed immaginifica.

    Ho lavorato per anni in società, come si dice, a elevato contenuto tecnologico, accanto a persone che abusavano di tecnicismi e rendevano invise anche parole di uso quotidiano. Eppure, la comunicazione, in quell’ambito, passava anche attraverso di esse.

    A volte ho la sensazione che la manifesta irritazione verso certe parole sia più che altro frutto di invidia, per non saperle usare o, nel caso di neologismi, per non aver avuto la fantasia di inventarle.

    Trovo anche poco serio, da parte di sedicenti professionisti delle parole, assumere toni snobistici se non addirittura sprezzanti verso il lessico altrui.

  2. 2 isabellamassardo 5 novembre 2008 alle 1:47 pm

    Lo Zingarelli è inteso come dizionario per il grande pubblico, da usare nei momenti del bisogno (si fa per dire), per cui che alcune parole vengano rimosse non mi meraviglia. Le parole vanno e vengono, lo sappiamo bene. Un anno sono di moda, l’anno successivo sono antiquate.

    Quello di cui sento la mancanza è un dizionario della statura dell’OED, che documenti ogni singola parola usata nel corso della storia. Ovviamente anche l’OED ha le sue pecche…
    Treccani fa del proprio meglio (a parte sbagliare il nome della Clinton [ora corretto, grazie al suggerimento di un uccellino]) e direi che il contenuto online non è male.

  3. 3 miciamara 7 novembre 2008 alle 2:46 pm

    Io voterei freemale che, non so, a pelle, mi sembra sessista assai…

    Ciao Isa

    Mara


  1. 1 Giovane, bello e abbrozzato « Taccuino di traduzione 2.0 Trackback su 14 novembre 2008 alle 8:04 am

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