Timewarp

pioggia

Ricevuta oggi, 22/04/2009, ma probabilmente spedita il 01/04/1950:

Vi comunico che la collega Maria Rossi  appartenente al servizio scrivente, dal 1° di maggio sostituirà, quale referente della gestione CasaMia la collaboratrice Rosa Bianchi che dal 1° di giugno andrà in quiescenza.
Quanto sopra per le azioni di competenza.
Vi ringrazio per la collaborazione  e gentilezza  sempre prestata,  e saluto cordialmente

Al di là dell’uso schizofrenico delle virgole, quanti anni sono passati dall’Antilingua di Calvino? (Era il 1965.) Quanti manuali, corsi, libri, siti e norme sono usciti sulla semplificazione del linguaggio… Eppure, qualcuno nel 2009  pensa scrive ancora così.

Oltre alla burocratizzazione del testo, manca  la comprensione che il mezzo di espressione è diverso (ricordate Marshall McLuhan?). Questo testo, infatti, è arrivato via mail e presenta almeno due incongruenze:

  1. arriva da un indirizzo personale, non è una lettera di un servizio/dipartimento/ecc  (di quale servizio scrivente parliamo?);
  2. il linguaggio burocratico appare del tutto fuori luogo per un mezzo informale.

Eppure le persone che incontri normalmente, con cui parli al telefono, non sono così. Non hanno l’aspetto di un impiegato fantozziano. Sono colleghi simpatici, disponibili, che si esprimono chiaramente. Cosa c’è nell’atmosfera di un ente (pubblico o privato a volte poco importa) che trasforma i lavoratori in burocrati che scrivono obbrobri (posso aggiungere un’altra “b” per enfatizzare?) quali “Siamo a scriverle”, “andare in quiescenza” ecc.

Secondo voi, è un retaggio o la strada è ancora lunga?

(Va bene, confesso, la virgola prima della congiunzione mi fa scattare il sopracciglio isterico…)

Postato da: MB

1 Response to “Timewarp”


  1. 1 Luigi Muzii 23 aprile 2009 alle 10:10 am

    La semplificazione del linguaggio amministrativo serve solo come foglia di fico.
    Queste cose le scrivo da tempo, ma è ovvio che così sono tagliato fuori dal business dei corsi di scrittura.
    Benvenuta nel gruppo di quelli che dopo averlo pensato per anni si sono finalmente decisi a scriverlo.
    Siamo pochi, ma meglio pochi che buoni.


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