Archive for the 'ATWT' Category

2010

Goals for 2010:

Concentration, humour, friendship, ambition, courage, good cheer.

An end to:

Paranoia, timidity, self-pity, evil, resentment.

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Deadlines

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I love deadlines. I like the whooshing sound they make as they fly by.

Douglas Adams

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Italo-olandese.

270320090131

E’ il primo plurale a confondermi.

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Verso Betlemme

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Invece di canzoni, cartoline d’auguri o lettere, per concludere quest’anno ecco un racconto di viaggio di Aleem Maqbool, giornalista della BBC, che ripercorre la strada da Nazareth a Betlemme.

Why are you standing there with a donkey?” said an old Palestinian man.

“This is a nice modern city, and you’re standing there with a donkey! What are you trying to say? What’s wrong with you?”

Clearly, not everyone was as happy as I was to meet my new travelling companion in the centre of the city of Jenin.

The old man thought I was trying to show Jenin as a backward place. He refused to accept the nativity explanation, and went on his way muttering about how deceptive the foreign media is.

Per chi preferisce le immagini, c’è anche il video: parte 1, 2 e 3.

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L’utopia del Natale e della felicità

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Foto: © Emilio Brizzi

Il Corriere mi sorprende questa mattina con la pubblicazione di un testo di George Orwell dedicato al Natale nella letteratura (nell’ottima traduzione di Maria Sepa). Il titolo: Può un socialista essere felice?

L’incipit:

Il Natale ci fa pensare quasi automaticamente a Charles Dickens, e per due buone ragioni. La prima è che Dickens è uno dei pochi scrittori inglesi ad aver scritto sul Natale, che è la festa più amata dagli inglesi, ma ha ispirato poche opere letterarie. Ci sono i canti, i Christmas Carols, quasi tutti di origini medievali; c’è una manciata di poesie di Robert Bridges, T.S. Eliot e qualche altro, c’è Dickens; e poco di più. La seconda ragione è che tra gli scrittori moderni Dickens è uno dei pochi, quasi l’unico, a offrire un’immagine convincente della felicità.

Per leggere il resto, cliccate qui.

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Fake!

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La tecnologia moderna permette che il processo di riproduzione sia più a buon mercato e più accessibile, facilitando la produzione di prodotti contraffatti. Le copie abbondano, sono poco costose e soddisfano l’ossessione contemporanea di impossessarsi immediatamente e facilmente di tutti i prodotti.

I falsi sono cloni imperfetti dell’originale, perché lo riciclano continuamente durante il processo produttivo. Va da sé che sono privi dell’aura, ma, a differenza dell’originale, tutti possono accedervi e possederli. Questa è la chiave del compromesso tra le imitazioni e gli originali. Il riciclaggio dell’aura massimizza la reperibilità degli originali a livello globale. Neanche la cultura sfugge a questa tendenza. Il successo di libri e film come Il codice da Vinci illustra bene il bisogno di racconti della storia dell’arte e della religione riciclati e accessibili a tutti. In modo analogo, i romanzi best-seller di ambientazione storica soddisfano il desiderio dei lettori di consumare in fretta storia e cultura, come prodotti usa e getta che consentono l’evasione dalla prigione della realtà quotidiana. La cultura diventa un prodotto commerciale e la tecnologia moderna ne offre una versione romanzata, a buon mercato, nelle librerie degli aeroporti o nei supermercati, sui siti web o sul grande schermo.

Loretta Napoleoni, Economia canaglia, Il Saggiatore, 2008, pag. 110.

La borsetta Fake nella foto è nata da un’idea di Bea Correa, designer brasiliana residente in Olanda (il suo sito è Mindwhatyouwear).

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Compleanno

Ieri nel quartiere cinese di Amsterdam si sono tenuti i festeggiamenti per il compleanno del Budda.

Nonostante il freddo, numerosi buddisti si sono riuniti per una preghiera collettiva.


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