Del nostro mestiere

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Sul sito The drivers of career success, l’olandese Arjan van den Born, consulente aziendale, mette a disposizione la propria tesi di dottorato (PDF scaricabile, in inglese). Si tratta di una ricerca condotta fra freelance, liberi imprenditori, aziende che fanno uso di freelance e intermediari/agenzie di traduzione nei Paesi Bassi. La collega Catherine van der Wijst-Pineau è andata alla presentazione ufficiale del libro e ha scritto un articolo, pubblicato in olandese sul sito dell’associazione nazionale.

Qui si seguito alcune constatazioni presentate dalla collega, in seguito alla lettura del libro, su cui vale la pena riflettere:

  • Nonostante la maggior parte dei traduttori abbia un buon titolo di studio, di solito a livello universitario, le tariffe orarie sono in media più basse di quelle applicate dagli operatori sanitari e dai construction workers, ovvero molto al di sotto dei € 50. Ovviamente, non si parla di traduttori letterari, per i quali si dovrebbe fare un discorso a parte. Date le tariffe raso terra, molti traduttori olandesi non possono, per esempio, assicurarsi contro invalidità o altri rischi.

Turning to the experience of the various professions of respondents, flexperience (i.e. the experience with freelancing) as a percentage of total work experience, is highest for artists, journalists and translators. These are professions that are typically performed in freelance type of labor relations. In these professions, it is also for younger persons customary to get a freelance assignment, instead of a regular longterm employment relation. A smaller subgroup reported that they had no other options, but to start a freelance career. This could be because some professions are only open to freelancers (e.g. translators and photographers), or because the individual could not get a traditional employment contract, and was forced to choose a freelance contract as a second-best contracting option.

  • I traduttori vengono sottovalutati. I clienti spesso non hanno la minima idea di che cosa significhi tradurre. Ma a questo errore di valutazione contribuiscono i traduttori stessi, che, per esempio, non incrementano le proprie tariffe a seconda della propria specializzazione (e dell”inflazione).
  • Le agenzie di traduzione/Gli intermediari offrono veramente un plusvalore? Un cliente si rivolge a un’agenzia perché non vuole perdere tempo a cercare un traduttore. I costi dell’agenzia devono essere sommati alle tariffe del traduttore, e non detratti. I costi dell’agenzia dovrebbero essere basati sul lavoro condotto: la ricerca di un traduttore, il coordinamento di un grande progetto, l’eventuale revisione. Spesso e volentieri si tratta di compiti che potrebbe svolgere anche la segretaria del cliente.

  • In alcuni casi le agenzie e gli intermediari non si rivolgono a traduttori professionisti che lavorano a tempo pieno, ma a studenti o persone che, avendo vissuto per qualche anno all’estero, sono disposte a tradurre un testo per hobby o un piccolo guadagno supplementare. Alcuni traduttori sono anche doppiolavoristi. Per le lingue più  rare, le agenzie consultano solitamente fonti a disposizione di tutti (quindi anche del cliente), ovvero internet e i registri delle varie associazioni professionali. A questo proposito ci si potrebbe anche domandare come si fa a essere sicuri della qualità di un traduttore.
  • Altro aspetto messo in luce da Van den Born è che, nonostante le basse tariffe, il numero medio di ore di lavoro di un traduttore è assurdamente basso:

The average utilization rate of all freelancers is relatively low: almost 54% (53.3%). When one only looks at those freelancers with no other income, this improves the picture somewhat. These full-time freelancers have an average utilization rate of nearly 60% (59.4%). The utilization rate of men (61.2%, full-timers: 67.6%) is significantly higher than that of women (43.8%, full-timers: 50.2%). There is a rather strong relationship between profession and utilization rate.
The frequency distribution of the utilization rate is not normal. There is a very large group of freelancers with an incredibly low utilization rate. These are the not so successful freelancers and the part-time freelancers. Twenty-five percent of all freelancers have a utilization rate below 20%. On the other side, 8% of all independent professionals report having a utilization rate of over 100%. Their skills are in great demand, because they manage to invoice more than 200 days per year (more than 16.7 working days per month), or 1600 hours per year (more than 133 working hours per month).
Some professions have low utilization rates and comparatively low fees (e.g. translators, journalists), some have low utilization rates and comparatively high fees (e.g. trainers, coaches), yet other professions have high utilization rates, but comparatively low fees (e.g. technical professionals), and when you are a lucky freelancer, you have a profession with high utilization rates and high professional fees.

Come detto, questi dati e le relative osservazioni si riferiscono unicamente al mercato olandese. E, purtroppo, non vengono proposte soluzioni.

Postato da: IM

4 Responses to “Del nostro mestiere”


  1. 1 Luigi Muzii 14 aprile 2009 alle 8:35 am

    Mi riservo una lettura più attenta del lavoro di Arjan van den Born, per ora mi limito a qualche osservazione sulle considerazioni di Catherine van der Wijst-Pineau che, per quello che ho letto, mi pare si sia limitata a riprende diversi sciocchi luoghi comuni che si sentono regolarmente ripetere dalle solite sciurette.

    Innanzitutto, non sono i traduttori ad essere sottovalutati, ma la traduzione, considerata attività “artistica” e non professionale, malgrado la continua, ripetitiva e fin troppo spesso ingiustificata pretesa di definirsi professionisti.

    Bisognerebbe innanzitutto riflettere sulle ragioni della quasi totalitaria e totalizzante presenza femminile nel settore per cominciare a cercare qualcuna delle soluzioni che lamenti di non aver rilevato. Magari si potrebbe cominciare dal chiedersi il perché tra i traduttori sia preponderante la presenza di doppiolavoristi e se questo non costituisca un problema e in che misura.

    Poi, si dovrebbe ragionare sulle asimmetrie del mercato, a cominciare da quella informativa, analizzata da Monica Colasante nella sua tesi di laurea ma rimasta tristemente isolata.

    Infine, ci si potrebbe chiedere proprio perché certi lavori di ricerca non trovino seguito.

    Un’altra colossale sciocchezza è quella per cui un cliente si rivolgerebbe a un'”agenzia” perché non vuole perdere tempo a cercare un traduttore. Questa affermazione potrebbe trovare qualche modesto riscontro nel settore che io definisco delle traduzioni da mercatino rionale. Nel caso di grandi progetti multilingue i costi di gestione del progetto possono superare quelli di produzione e il ricorso a fornitori specializzati è una scelta obbligata.

    Il fatto che si continuino a ripetere certe sciocchezze, però, è un altro motivo della scarsa considerazione portata nei confronti della traduzione come attività.

    Si può essere d’accordo sulla tesi per cui i costi di “agenzia” debbano essere sommati alle tariffe del traduttore, e non detratti, ma non sono i traduttori a fare il mercato, quanto le “agenzie” più grandi con le loro organizzazioni di vendita. I traduttori preferiscono passare il tempo che dedicano all’analisi del loro lavoro e del loro mercato a piangersi addosso e a beccarsi come i polli di Renzo.

    L’idiozia più grossa, e offensiva, però, è quella per cui le “agenzie” svolgono compiti che “spesso e volentieri” potrebbe svolgere anche la segretaria del cliente. È lo stesso tipo di banalità, no, proprio di stronzata, di cui si lamentano i traduttori, langnandosi che molti clienti affidino le traduzioni alle segretarie, alle sciacquette “figlie di” che hanno passato qalche settimana all’estero.

  2. 2 isabellamassardo 14 aprile 2009 alle 8:48 am

    Tieni conto che le osservazioni sia di Van den Born che di Catherine Wijst-Pineau si riferiscono al mercato olandese, dove, per es., il numero di traduttori uomini è piuttosto alto, dove i PM delle agenzie spesso hanno solo un diploma di segretaria di direzione, dove i clienti hanno da sempre una mentalità da commercianti, dove fornite specializzato indica un’agenzia che ha acquistato licenze Trados, che i PM non sanno usare.

    Inoltre, il libro di Van Den Born è incentrato sulle attività di tutti i tipi di freelance, non solo i traduttori.

    E’ vero quelle sopra sono tutte affermazioni sapute e risapute, eppure nessuno offre una via d’uscita. Suggerimenti?

  3. 3 isabellamassardo 14 aprile 2009 alle 8:48 am

    ..”fornite specializzato” = fornitore specializzato.

  4. 4 Luigi Muzii 14 aprile 2009 alle 9:09 am

    Suggerimenti per il mercato olandese non ne ho. In sedici anni di appartenenza, vera e propria, all’AITI, ho contrastato certi luoghi comuni con tutte le mie forze ed ero trattato, nel migliore casi, con compassionevole sufficienza.
    Le spinte elitarie, nel caso in questione, hanno avuto la meglio e io ho preferito dedicare le mie energie ad altro. A èlite, di solito, si attribuisce una connotazione positiva; in questo caso, invece, è del tutto negativa, trattandosi di una corporazione in nuce destinata a restare tale, conservatrice e ottusa. La mancata crescita dovrebbe dare il senso, dentro e fuori, del fallimento, ma credo che, al contrario, per molti sia rincuorante.
    Jean-Jacques Rousseau aveva la mia età quando scrisse “Emilio” e, benché quella anagrafica non corrispondesse all’odierna, comincio a capire cosa possa averlo spinto a pensare che una società non si possa che rifondare a partire dai più giovani.
    L’insegnamento, finché mi sarà data l’opportunità di esercitarlo, mi offre l’occasione di agire proprio sui giovani, molti dei quali, però, vedo già “corrotti” dai precetti di altri docenti che perpetuano certe sciocchezze.
    Sono in minoranza, comunque, e accetto l’idea che sia io ad aver torto, anche a dispetto delle attestazioni di riconoscenza dei miei allievi (non tutti gli studenti lo sono).
    Tempo fa abbiamo parlato di azzeramento delle tariffe. Ci si arriverà e quando la moneta cattiva avrà definitivamente scacciato quella buona, si dovrà ricominciare.


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