All the world’s a library

pianeta-terra

James Billington della Librabry of Congress statunitense ha dato avvio a un progetto, con il supporto fra l’altro dell’Unesco, mirato a creare la World Digital Library, che funzionerà in sette lingue, ovvero arabo, cinese, inglese, francese, portoghese, russo e spagnolo ( e l’italiano?).

The World Digital Library says its objectives are to promote international understanding, to expand non-English and non-western content online, as well as to contribute to research and education. Billington, when he proposed the idea in June 2005, said it would “hold out the promise of bringing people closer together precisely by celebrating the depth and uniqueness of different cultures in a single global undertaking”.

Sul sito della World Digital Library quasi quasi si promette la luna:

The World Digital Library will make available on the Internet, free of charge and in multilingual format, significant primary materials from cultures around the world, including manuscripts, maps, rare books, musical scores, recordings, films, prints, photographs, architectural drawings, and other significant cultural materials.

Per il momento continuiamo a fremere pazientemente, visto che il lancio ufficiale è previsto per il 21 aprile prossimo.

Per altro, il successo della versione beta di Europeana, lanciata a ottobre/novembre dell’anno scorso, sembra essersi già spento. Probabilmente perché il sito  non presenta alcun miglioramento sostanziale. Questia e Google Books rimangono solidamente fra i miei preferiti.

Postato da: IM

2 Responses to “All the world’s a library”


  1. 1 Luigi Muzii 9 aprile 2009 alle 9:15 am

    Chissà perché la SIAE ce l’ha tanto su con Google Books, come se la lettura di qualche pagina o anche di un intero libro via Google Books potesse sostituire l’esperienza tradizionale.
    Allora tanto varrebbe anche chiudere le biblioteche o limitarne l’accesso.
    Pochi sembra abbiano riflettuto fin qui sulle ragioni del “successo” di Google Books. Io credo sia dovuto al fatto che è usato ad integrazione di ricerche fatte in Google e nient’altro.
    Credo, invece, che bisognerebbe rivedere profondamente i criteri di tutela della proprietà intellettuale. Dal mio punto di vista andrebbe garantita solo all’autore e solo finché è in vita; alla sua morte gli eredi dovrebbero poter rinegoniare la cessione dei diritti per una sola volta e non oltre un decennio.
    Ma, come è noto, io sono un perfido, dispotico e illiberale comunista mangiabambini.

  2. 2 isabellamassardo 9 aprile 2009 alle 9:23 am

    Uso Google Books per la ricerca terminologica e di informazioni, e non posso più farne a meno.
    La questione dei diritti d’autore invece è spinosa. Ultimamente ho tradotto (insieme alla collega Claudia di Palermo) un saggio dell’olandese Joost Smiers, che propone addirittura l’eliminazione del copyright. Piuttosto interessante, anche se assolutamente utopistico.


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