Follia europarlamentare

sessismo

Un articolo di Server Donne di ieri prende brevemente brevemente in esame il vademecun contro un uso sessista del linguaggio redatto e distribuito all’interno del Parlamento europeo. Alcuni dettagli erano già stati rivelati dal Telegraph, per esempio il fatto che forme di cortesia come signore/signora/mister/miss/madame e così via devono essere eliminate e ci si deve rivolgere alla persona in questione usando semplicemente nome e cognome.

Nella versione italiana si osserva che “in Italia il dibattito su un uso non sessista della lingua è ancora agli esordi, e nella lingua correntemente usata dai media, e in particolare dalla stampa, nonché nel parlato e nello scritto comuni, si utilizzano a tutt’oggi pochissimi neologismi e si tende a usare il maschile con funzione neutra“. Nella controversia sull’uso del termine ‘commissario’ o commissaria’ per una donna che ricopre la funzione, le linee guida dell’Europarlamento sono poco chiare: restano ambigue sull’accettabilità di “commissaria”, e sembrano propendere per il termine neutro “membro della Commissione”. Gli estensori del documento, tuttavia, solo consapevoli del fatto che in alcune lingue (francese, tedesco, alcune lingue slave) la tendenza è contraria a quella della neutralità di genere, e si finisce con il declinare al femminile tutte le funzioni (‘Kanzlerin’, la ‘Presidente’). Curiosamente, invece, non è citato il termine italiano ‘eurodeputato’, che molti declinano al femminile (‘eurodeputata’) senza problemi.

L’opuscolo inoltre suggerisce che “speciali accorgimenti e determinate tecniche redazionali possono contribuire alla redazione e alla traduzione di testi in italiano del Parlamento europeo, che rispettino per quanto possibile la neutralità del genere“. Ad esempio: “Il termine ‘uomo’ nella lingua italiana non ha necessariamente una connotazione sessista, e nella sua accezione idiomatica può essere utilizzato nella redazione dei testi del Parlamento. Il termine ‘uomo’ o ‘uomini’ è, infatti, ammesso quando è sinonimo di ‘persona’, ‘essere umano’ o ancora come sinonimo di ‘genere umano’. Sono dunque ammesse espressioni come:’a passo d’uomo, a misura d’uomo’; ‘il cane è il migliore amico dell’uomo’; ‘il lavoro nobilita l’uomo”; ‘l’uomo è un animale sociale ‘; ‘l’uomo di Neanderthal'”. Il termine ‘diritti dell’uomo’ è invece un caso a parte: secondo gli estensori delle linee guida, “la locuzione può essere sostituita da ‘diritti umani'”, ma non quando si citano le denominazioni ufficiali della ‘Corte europea dei diritti dell’uomo’ e della ‘Convenzione europea dei diritti dell’uomo’.

L’articolo con altre istruzioni antisessismo è disponibile qui.

Per gli interessati ad aspetti sociolinguistici affini, ma da un punto di vista più serio, c’è l’articolo Sex, Lies and Conversation; Why Is It So Hard for Men and Women to Talk to Each Other? di Debora Tannen. Anche il suo libro You just don’t understand è un buon inizio.

Postato da: IM

1 Response to “Follia europarlamentare”


  1. 1 Luigi Muzii 23 marzo 2009 alle 3:37 pm

    Se le donne d’Europa hanno bisogno che l’UE dopo aver legiferato sulla forma e la dimensione di banane e cetrioli si occupi anche delle lingue dei paesi membri in loro difesa vuol dire che di strada da compiere ne hanno ancora tanta.
    A me, poi, e credo a parecchi dei miei coetanei, questa questione ricorda i tempi della RAI di Bernabei quando certe parole erano bandite, le Kessler davano scandalo, Tognazzi e Vianello venivano cacciati e, alla fine, la diga crollò davanti all’ombelico di Raffaella Pelloni.
    Pensare che solo nelle prime quattro righe il funzionario RAI censore di turno avrebbe cancellato con un tratto di penna almeno quattro parole.
    L’unico senso che si potrebbe, con un qualche sforzo, attribuire a certe indicazioni è proprio quello di favorire la redazione di testi traducibili, ma giacché gli italiani al Parlamento europeo fanno di tutto per evitare di apparire, è difficile che la lingua di Dante diventi lingua di lavoro e che le traduzioni da essa possano beneficiare di questi accorgimenti. Se poi l’intenzione è di rendere traducibili grazie ad essi i testi in italiano, allora, come avrebbe detto la mia vecchia zia analfabeta, il miglior disprezzo è la noncuranza.
    Uno dei più contestati, eppure necessari organismi dell’UE, il DGT, qualche anni fa si rese autore di una delle più stupide pubblicazioni che farebbero la felicità delle teste… d’uovo che hanno avuto quest’altra pensata, un manualetto di redazione per la traduzione, a osservare le cui regole si finirebbe solo per farsi del male.
    Certo, ci sono donne che ne esaltano le taumaturgiche virtù, magari perché non l’hanno davvero letto né si sono provate ad applicarlo, e anche questa è una cosa che dovrebbe far riflettere il cosiddetto sesso debole, quello che riduce gli ex coniugi sul lastrico.🙂


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