Self on writing

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I gain nothing but pleasure from writing fiction; short stories are foreplay, novellas are heavy petting – but novels are the full monte. Frankly, if I didn’t enjoy writing novels I wouldn’t do it – the world hardly needs any more and I can think of numerous more useful things someone with my skills could be engaged in. As it is, the immersion in parallel but believable worlds satisfies all my demands for vicarious experience, voyeurism and philosophic calithenics. I even enjoy the mechanics of writing, the dull timpani of the typewriter keys, the making of notes – many notes – and most seducttive of all: the buying of stationery. That the transmogrification of my beautiful thoughts into a grossly imperfect prose is always the end result doesn’t faze me: all novels are only a version- there is no Platonic ideal. But I’d go further still: fiction is my way of thinking about and relating to the world; if I don’t write I’m not engaged in any praxis, and lose all purchase.

Will Self, da  Writing for a living: a joy or a chore?


3 Responses to “Self on writing”


  1. 1 Luigi Muzii 6 marzo 2009 alle 9:48 am

    Ho perso il gusto della lettura molto tempo fa, e a farmelo perdere sono stati propri narratori così (com)presi di sé.
    Se la scrittura fosse davvero lo strumento per porsi in relazione con il mondo, la narrativa avrebbe un senso solo in quanto privata di ogni contributo di fantasia.

  2. 2 isabellamassardo 6 marzo 2009 alle 9:52 am

    Compreso di sé… evidentemente non hai mai letto Will Self.🙂

  3. 3 Luigi Muzii 6 marzo 2009 alle 10:53 am

    No, non ho mai letto Will Self (anche se nomen omen). Mi riferivo per lo più ai tanti autori che non perdono occasione per far parlare di sé e, ovviamente, agli altri autori che hanno contribuito all’articolo per il Guardian.
    DailyLit è una buona occasione per riaccostarmi alla narrativa, anche se dubito che il genere tornerà ad appassionermi come una volta. La ragione per cui ho adorato Carver, a dispetto della (seconda) moglie e dei suoi osannanti patiti, era proprio il suo approccio alla narrazione.


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