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Chi legge ancora i classici?

Pochi, secondo Mauro Baudino:

Se i troni della politica grondano di lacrime e sangue, come riteneva non a torto Ugo Foscolo, quelli letterari possono rivelarsi abbastanza scomodi. Essere ritenuto un grande classico espone ad agguati: basti pensare a Vladimir Nabokov, che in un libro di esorbitante cattiveria, Intransigenze (tradotto anni fa da Adelphi) non riparmiò nessuno. Dostoevskij, Céline, Balzac, Mann, Sartre erano accomunati gloriosamente dall’autore di Lolita nel genere spazzatura letteraria. Il grande russo veniva definito un «giornalista dalla lingua sciolta» e un «teatrante da strapazzo», ma ce n’era anche per T.S. Eliot e Ezra Pound, i due poeti per eccellenza del primo Novecento, ridotti a «artisti disgustosi e di secondo rango». Per non parlare di Boris Pasternak: «Scrive cose squallide, piene di cliché». Ma c’erano anche gli indiscutibili: «I miei massimi capolavori della narrativa del ventesimo secolo sono, nell’ordine, l’Ulisse di Joyce, la Metamorfosi di Kafka, Pietroburgo di Bely e la prima metà della Ricerca del tempo perduto di Proust».

Da La Stampa, un articolo sulle critiche al vetriolo mosse da alcuni critici italiani ai capolavori classici.

Mentre la crisi imperversa, i tagli non riguardano solo la vita e la spesa quotidiana, ma anche la cultura:

Non c’è pace, infatti, in questi giorni, tra il mondo degli italianisti e Sandro Bondi, ministro-poeta (non proprio «laureato») che occupa lo scranno che fu di Giovanni Spadolini. Gli studiosi sono in rivolta. Sulle più pregiate edizioni di classici italiani si sta abbattendo la scure dei tagli ministeriali. Prime a cadere le edizioni nazionali dei Commenti danteschi, di cui Malato, con la Salerno editrice da lui fondata, è uno dei maggiori artefici.
«Siamo agli sgoccioli. Sono stati pesantemente sforbiciati i finanziamenti al nostro progetto editoriale dantesco. Che dovrebbe consentire a tutti gli specialisti l’accesso ai codici e alle stampe di solito riservati a pochi. Si tratta del recupero di glosse, chiose, prologhi, postille che si sono accumulati su Dante nei secoli e di cui noi stiamo curando la pubblicazione: un’avventura in cui, dal 2001, quando abbiamo ricevuto il primo finanziamento, abbiamo coinvolto i più importanti filologi», spiega il professore che ha tenuto a battesimo anche il Centro per la ricerca letteraria, linguistica e filologica Pio Rajna.

Ora, la sottoscritta è contraria a qualsiasi forma di edizione pregiata. Ma, nonostante il mio disinteresse per la cultura dantesca, non posso non pensare che questo sia solo l’inizio di un grande disastro che finirà per colpire tutti i settori della cultura. L’articolo di Mirella Serri è qui.

Postato da: IM

1 Response to “Link italiani”


  1. 1 Luigi Muzii 9 febbraio 2009 alle 11:32 am

    Diciamo che un’eccessiva attenzione ai classici è segno di scarsa vitalità intellettuale, ma che da questo governo non ci si può attendere attenzione per niente che non sia immanente ed effimero.

    Nel fine settimana, la televisione di stato ha proposto Ermanno Olmi (78), Carlo Petrini (60), Ornella Vanoni (75) e Guido Ceronetti (82).

    Non ho visto né letto Gomorra, e per certi versi sono contento che il film non ti sia piaciuto perché l’unanimità di consensi sta diventando stucchevole, ma non posso che rallegrarmi a pensare che Saviano non sia ancora trentenne.

    Il più giovane ministro di questo governo è una coattona ripulita che non si è distinta per altro oltre che essere donna in un coacervo di machisti. Gli altri “giovani” sono “figli di qualcuno” (poveri hidalgo) o tristi rappresentanti di una sottocultura tutta italiana (in)felicemente etichettata come “velinismo”.

    Quel che è peggio è costituito dalle risposte che è facile sentirsi dare se chiedi a un italiano qualsiasi una ragione di orgoglio culturale: nella migliore delle ipotesi proporranno qualche nome raccattato tra i meandri di una approssimativa preparazione scolastica che, per i più fortunati cinquantenni, risalirà alle scuole medie e, per i meno fortunati trentenni, a Piero Angela.


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