Se po’ fa’… forse

Obama Inauguration

Come tante altre persone in tutto il mondo, anche io martedì  – rientrata a casa dal lavoro – ho acceso il televisore per seguire in diretta la cerimonia di insediamento di Obama alla Casa Bianca. (OT: per la cronaca ho festeggiato con una tazza di Xmas Spicy tea appena acquistato. Fine OT)

Mi sono sintonizzata su La 7 e ho iniziato a seguire diretta e commenti. Finalmente è giunto il momento del discorso di Obama, tradotto in simultanea da un interprete (credo). Neanche 30 secondi e comincio a irritarmi, più il discorso avanza e meno riesco a seguirlo, offuscata da un velo rosso che mi obnubila la mente. Passo su Rai3, altro professionista, stesso risultato: chiudo e cerco uno streaming video su Internet, ossia perdo la fine del discorso e mi incazzo sempre di più. Non c’è tè che regga…

Doverosa premessa: l’interpretariato, anche in una situazione ottimale, è il mestiere più difficile che esista. Nella mia scala di valori gli interpreti sono praticamente semi dei.

Detto ciò, faccio fatica a comprendere la situazione di ieri. Quello che ha scatenato la mia irritazione è stata la resa o presunta tale del discorso. Ogni riferimento o quasi è andato perso, anche perché Obama non si è certo fermato di tanto in tanto per dare modo agli interpreti di tutto il mondo di rendere al meglio le sue frasi e questi ultimi sono stati costretti a corrergli dietro con effetti e tagli assurdi. Dispiace, non per chi ha lavorato in TV che sono certa ha fatto il massimo in una situazione simile, ma per il pubblico italiano che per capire appieno il discorso ha dovuto attendere di leggerlo sui quotidiani questa mattina. Piccoli esempi che spero chiariscano.

  • Obama ha esordito con un My fellow citizens (un semplice e chiaro concittadini = inclusione), gli italiani hanno sentito cittadini…(= voi, esclusione con in più un tono napoleonico o da robespierre)
  • Obama si è rivolto costantemente alle donne e agli uomini ma in italiano spesso e volentieri si è sentito parlare solo di uomini.
  • Ha citato we, the people (“noi, il popolo” è una frase della costituzione), io ho sentito parlare di gente.
  • Obama ha citato Gettysburg (dopo Concord, per la guerra di Indipendenza, e prima della Normandia). Ora capisco che in Italia probabilmente non sappiamo neanche se si mangia, ma per un afro americano la citazione è maledettamente importante.
  • Obama ha usato come paragone, in un discorso più ampio dedicato a grandi e piccoli, il paese del padre. Adesso, nell’economia del discorso forse è ininfluente ma dice molto sull’uomo Obama che non ha dimenticato le origini…. Tutto il discorso è stato tagliato….

Potrei continuare ad annoiarvi a lungo ma, come dicevo, non intendo criticare un lavoratore ma il servizio reso agli italiani. I giornalisti infatti avevano già il discorso di Obama che era online mentre il presidente lo pronunciava. Per altro questi speech in realtà nascono come testi. Non sarebbe stato meglio farlo tradurre e sottotitolare il video senza alcuna perdita: di frasi, significato, enfasi? Con la resa in diretta infatti si è persa anche la forza locutoria di Obama. (L’interprete non è un attore e deve seguire il discorso, non certo declamarlo.)

2 link:

– Il discorso di Obama in inglese

– Un articolo sullo speech writer di Obama

Postato da: MB

3 Responses to “Se po’ fa’… forse”


  1. 1 Ilaria 22 gennaio 2009 alle 8:26 pm

    “Cittadini lavoratori…”😀 Pardon, ridivento seria.

    A fare l’interprete non ho nemmeno mai voluto provare, già sono ansiosa di mio, figuramoci aggiungendoci una professione che mi manderebbe nel panico. Oltretutto, quei pochi “favori” fatti mi hanno dimostrato quanta poca pazienza e simpatia si abbia verso il povero interprete.😦
    Detto questo, mi spiace leggere che la resa del discorso sia stata una tal ciofeca. Non ho ascoltato il discorso in italiano, ma da quello che scrivi sembra essere stata una cosa un po’ raffazzonata. Magari pensando che agli ascoltatori certe sottigliezze non interessassero. Va’ a capire.
    “Il popolo”… nutro davvero forti dubbi che in Italia si potrà mai parlare liberamente di “popolo” con l’entusiasmo americano. Troppo risorgimentale, troppo manipolato in passato. A destra e a manca.
    Ma quel tè val bene un discorso mal tradotto!😉

  2. 2 poetaselvaggio 23 gennaio 2009 alle 6:00 pm

    Volevo fare una specie di live-blogging seguendo la trasmissione su Canale 5 condotta da Barbara D’Urso. Prima ha confuso Michelle Obama con la madre, poi ha definito Nancy Pelosi la “speaker ufficiale” del congresso; evidentemente non sapeva di che cosa stesse parlando. È poi fortunatamente passata a parlare del Grande Fratello.

  3. 3 miciamara 25 gennaio 2009 alle 9:43 am

    In effetti, dopo aver sentito quello che è successo su Canale 5…

    Per quanto riguarda l’interpretariato confermo che è un mestiere difficilissimo e sono convinta che quello che è successo non è colpa dell’interprete (se non in minima parte).

    Poi naturalmente si può accusare la maledetta deformazione professionale, magari nessuno si è accorto di nulla. Certo ti chiedi perché non offrire un servizio migliore, avendone la possibilità.
    Sarebbe stato veramente “innovativo” sentire la voce originale con sotto la traduzione. Non sarebbe andato perso praticamente nulla🙂

    Quanto al te, non è eccelso. Ottima profumazione ma il gusto è un po’ blando (base di rose congou), tipico problema con gli aromatizzati (non degli scented).

    Grazie a tutti dei commenti e a Isa dell’ospitalità.
    M


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