Lessicograficamente parlando (continuazione)

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Parlando della parola neerlandese dell’anno, Jan Kuitenbrouwer, giornalista olandese di buona reputazione,  prende una posizione che piace sicuramente a qualcuno, ma che irrita i più.

I fatti: la parola dell’anno nella regione neerlandese è swaffelen, che ha ricevuto la stragrande maggioranza dei voti. Che cosa significa swaffelen? Significa, in parole povere ma educande, sfregare i propri genitali contro qualcosa o qualcuno. Di solito è un verbo per i signori. La parola è diventata famosa grazie al video di un diciottenne imbecille che si è fatto riprendere a sfregarsi contro il muro del Taj Mahal, durante una gita scolastica per ricchi rampolli. Se proprio volete vedere il video, vi basta cercare su Google “swaffelen video”. E’ il primo hit (vi meraviglia?). Ma attenzione: è esplicito.

Passiamo all’irritazione di Kuitenbrouwer: il sondaggio della parola neerlandese dell’anno viene gestito e organizzato dalla redazione del Van Dale, che, sotto la guida di un certo Den Boon, ha deciso di rendere il vocabolario e la lessicografia hip e trendy. Fin qui nulla di male. L’asino casca, secondo Kuitenbrouwer, nel momento in cui si mettono da parte le parole importanti, con un certo peso e significato, e si dà la preferenza al linguaggio degli yuppies, legato a eventi insignificanti, ma che tanto piace alla gente. Niente kredietcrisis (crisi creditizia), quindi, ma harrypotterbril (occhiale alla Harry Potter) e, soprattutto, swaffelen.

Lexicografie is niet alle woorden die je tegenkomt in een boek zetten, het is ook onderzoeken wat zo’n woord betekent, of het iets toevoegt, waar het voor staat, of het van voldoende gewicht is om te worden opgenomen in de nationale woordenschat. Inderdaad, al die arbitraire en elitaire afwegingen die tegenwoordig zo suspect zijn. Bij Van Dale blijkbaar ook, want elke geinige nieuwvorming die ze tegenkomen […] komt op de lijst en de ‘saaie’, zoals kredietcrisis vallen af.  [Lessicografia non significa raggruppare in un libro tutte le parole che si trovano, significa anche esaminare il significato di una parola, se aggiunge qualche cosa, che cosa rappresenta, se ha abbastanza peso da essere inclusa nel vocabolario nazionale. Ebbene sì, tutte quelle considerazioni arbitrarie ed elitarie che al giorno d’oggi sono sospette. E sospette lo sono anche per Van Dale, perché ogni nuovo neologismo spiritoso trovato dalla redazione […] viene messo nell’elenco mentre le parole ‘noiose”, come crisi creditizia, vengono eliminate.]

Secondo Kuitenbrouwer,

Ziedaar de wereld van wansmaak en populisme waartoe onze nationale lexicograaf zijn toevlucht heeft gezocht. Erg verheffend allemaal, om eens een woord van de vorige eeuw te gebruiken. Met taalcultuur heeft het intussen weinig meer te maken, maar daar gaat het Van Dale blijkbaar ook niet om. Publiciteit, een hip imago, ‘de jeugd bereiken’, daar gaat het om. Al moeten we de taal ervoor opofferen, Van Dale zal blijven bestaan! [Ecco il mondo del cattivo gusto e del populismo in cui il lessicografo nazionale cerca rifugio. Tutto molto edificante, per usare una parola del secolo scorso. Non ha più molto a che fare con la cultura linguistica, ma chiaramente al Van Dale non interessa. Pubblicità, un’immagine hip, ‘raggiungere la gioventù’, queste sono le cose importanti. Il Van Dale continuerà a esistere a costo di sacrificare la lingua!]

Nel mio modesto piccolo, sono sempre dell’opinione che language is the people’s!, che, per quanto irritante, si debba accettare anche pò invece di po’, che prima o poi il congiuntivivo scomparirà. Credo che un dizionario debba descrivere e non prescrivere. Sono dell’opinione che la lingua rifletta lo spirito dei tempi, in questo caso tempi di cattivo gusto, superficialità, cattiva educazione e, nel caso di swaffelen, mentalità da maniaci sessuali. Ovviamente non siamo più nel paese di Rembrandt, Vermeer, Spinoza, Huizinga o, più recentemente, Hermans. Questo è il paese di Kluun e Patty Brard (sì, quella che faceva la valletta del Pippo Baudo).

Eppure mi meraviglio che lo Zanichelli 2009 includa tronista fra i neologismi. Vorrei che mio nipote non scrivesse ke. E mi trovo a dar ragione a Kuitenbrouwer. E concludo questo post con un gigantesco punto interrogativo.

Postato da: IM

3 Responses to “Lessicograficamente parlando (continuazione)”


  1. 1 Luigi Muzii 20 dicembre 2008 alle 10:52 am

    Credo che rendere il vocabolario e la lessicografia hip e trendy sia cosa buona e giusta, proprio perché in tempi di cattivo gusto, superficialità e cattiva educazione occorre alzare degli argini, o rinunciare a lamentarsene.
    David Crystal è convinto che il txting diventerà una lingua a parte, io che, nelle varie varianti, diventerà lingua(e) nazionale(i).
    I vocabolari di consumo come lo Zingarelli riflettono la lingua del momento. Mi auguro che tronista scompaia presto e che il congiuntivo resista. Questo è il momento del “sia/che”, del “piuttosto che” e del “quant’altro”. Passerà, come sono passati altri.
    A differenza di altri, a me interessa proprio il concetto dietro parole come “cinepanettone” e la loro affermazione perché entrambi spiegano bene la natura dei tempi e l’evoluzione (o involuzione) che impongono alla lingua.
    Ultimamente, tra le numerose cose che mi irritano, c’è l’uso di anguria invece di cocomero, come se fosse la seconda ad essere voce dialettale anziché la prima. È uno degli effetti deleteri della televisione, sempre più popolata di ignoranti, il cui re (autodefinitosi) non per niente è del Giambellino.

  2. 2 francomarri 21 dicembre 2008 alle 10:18 pm

    Invidio Luigi:
    di questi tempi rimuginare sulle angurie in pieno inverno può solo voler dire nessun altro pensiero per la testa!
    Spero non si agiti se lo informo che qui nel nordest il “citrullus vulgaris è chiamato da tutti “anguria” e quindi per noi è italiano standard (variante settentrionale) a tutti gli effetti, invece “cocomero” è sinonimo di “cetriolo”.

  3. 3 Luigi Muzii 22 dicembre 2008 alle 8:45 am

    Complimenti a Franco Marri per la sintesi. In sei righe è:
    1. riuscito a offendermi;
    2. cancellare le origini della lingua;
    3. manifestare l’inutilità del lavoro dei lessicografi;
    4. ricordare il perché di Caporetto.


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