Lessico medico

dottore

The label used to identify a disease – whether it is common language or medical terminology – can influence how serious people think the condition is, according to new research from McMaster University, the second part of a larger study on how people understand and interpret disease.

Quindi meglio parlare di mal di testa e fatica che di cefalea e astenia. Meglio sudorazione eccessiva che traspirazione. Meglio impotenza che disfunzione erettile.

If a patient is informed that she has gastro esophageal reflux disease, for example, rather than chronic heartburn, she might think she is more ill. An important implication is that patient’s understanding of the condition heavily influences how she goes about taking care of her own health.

Il resto dell’articolo è qui (grazie a Onze Taal).

A proposito di linguaggio medico e semplificazione,  Il Linguaggio della Salute offre qualche dritta interessante anche per i traduttori medici.

Postato da: IM

5 Responses to “Lessico medico”


  1. 1 Licia 9 dicembre 2008 alle 7:05 pm

    Molto interessante. Non ho letto “Il linguaggio della salute”, posso però immaginare che se in inglese la semplificazione sia soprattutto una questione di terminologia (generica o scientifica, ad es. gullet/oesophagus, voice box/larynx, windpipe/trachea, infected socket/alveolitis, ecc.), in italiano invece riguardi l’intero linguaggio e le modalità di comunicazione. Più di una volta mi è capitato di “interpretare” comunicazioni di infermieri poco attenti a pazienti di pronto soccorso: spesso era un problema di registro e costruzione della frase più che di terminologia.

    L’articolo mi ha anche ricordato i medici irlandesi di qualche anno fa: semplificazione assoluta della comunicazione e solo termini generici, nella convinzione che il paziente medio irlandese ne volesse sapere il meno possibile. L’effetto su di me e i colleghi italiani era invece quello di perplessità sull’effettiva competenza del medico: ulteriore conferma dell’importanza della comunicazione medica e di come debba essere adattata in base al tipo di paziente, alle sue conoscenze ma anche al contesto culturale. Non è difficile immaginare che un canadese preferisca sentir parlare di “heartburn”, mentre la maggior parte degli italiani, perlomeno con istruzione medio-alta, riconoscerebbe subito il termine “reflusso gastroesofageo” e presumo ne sarebbe tranquillizzato (anche perché è il malanno che sembrano avere tutti ultimamente, ma questa è un’altra storia!).

  2. 2 isabellamassardo 9 dicembre 2008 alle 9:22 pm

    La differenza di terminologia si vede anche in italiano, per es., fra un cosiddetto SPC e un PIL (Patient Information Leaflet), in cui si parla, appunto, di stanchezza piuttosto che di astenia, etc….

  3. 3 Luigi Muzii 9 dicembre 2008 alle 10:02 pm

    Tu quoque? La virgola prima, etc. (salute!) e il punto dopo i puntini di sospensione… ;(

  4. 4 Licia 9 dicembre 2008 alle 10:15 pm

    …per non parlare del famigerato exitus!!

  5. 5 isabellamassardo 10 dicembre 2008 alle 8:11 am

    @Luig: vado molto di fretta in questi giorni.


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