Sunday Humor – Complete Sentences

complete-sentences

Dal sito dell’Huffington Post, un breve articolo di Andy Borowitz:

In the first two weeks since the election, President-elect Barack Obama has broken with a tradition established over the past eight years through his controversial use of complete sentences, political observers say.

Millions of Americans who watched Mr. Obama’s appearance on CBS’s 60 Minutes on Sunday witnessed the president-elect’s unorthodox verbal tic, which had Mr. Obama employing grammatically correct sentences virtually every time he opened his mouth.

But Mr. Obama’s decision to use complete sentences in his public pronouncements carries with it certain risks, since after the last eight years many Americans may find his odd speaking style jarring.

According to presidential historian Davis Logsdon of the University of Minnesota, some Americans might find it “alienating” to have a president who speaks English as if it were his first language.

Every time Obama opens his mouth, his subjects and verbs are in agreement,” says Mr. Logsdon. “If he keeps it up, he is running the risk of sounding like an elitist.”

The historian said that if Mr. Obama insists on using complete sentences in his speeches, the public may find itself saying, “Okay, subject, predicate, subject predicate — we get it, stop showing off.”

The president-elect’s stubborn insistence on using complete sentences has already attracted a rebuke from one of his harshest critics, Gov. Sarah Palin of Alaska.

“Talking with complete sentences there and also too talking in a way that ordinary Americans like Joe the Plumber and Tito the Builder can’t really do there, I think needing to do that isn’t tapping into what Americans are needing also,” she said.

[Thanks to Karen Chung for the link.]

Postato da: IM

2 Responses to “Sunday Humor – Complete Sentences”


  1. 1 Luigi Muzii 23 novembre 2008 alle 11:14 am

    Di sicuro Sarah Palin avrebbe continuato nel solco scavato da George W. Bush e come lui sarebbe stata un soggetto satirico per eccellenza. Quello che andrebbe fatto notare, secondo me, è che è in corso da anni anche negli Stati Uniti una battaglia per l’affermazione dell’inglese come lingua ufficiale dell’Unione. Come qui, anche lì viene da forze politiche e personaggi da cui suona quanto meno strano sentire avanzare certe richieste, ma tant’è.
    Agli inizi degli anni ’80, in Italia, la Liga Veneta chiedeva che i dirigenti scolastici sorvegliassero sugli insegnanti affinché dal loro eloquio didattico scomparissero inflessioni ed espressioni anche solo vagamente dialettali del meridione. Ovviamente, era difficile, come lo è anche adesso, da Verona a Vicenza, da Treviso a Padova, sentire un italiano corretto in luogo di uno scombinato dialetto che nulla aveva più in comune con la “lingua di Goldoni” come si ostinavano a reclamare.
    La lingua come arma politica non è una novità. È una novità il fatto che Obama se ne serva in modo inconsueto, non per manifestare un distacco, ma per testimoniare uno sforzo di riavvicinamento. Curioso per uno che ha fatto le scuole in uno stato forse poco americano e l’università in due templi dello snobismo.

  2. 2 poetaselvaggio 23 novembre 2008 alle 4:44 pm

    Ooops, abbiamo parlato della stessa cosa quasi in contemporanea, però tu hai postato per prima.


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