Georges Ifrah, Enciclopedia Universale dei Numeri, Mondadori, ottobre 2008.

numeri

La bellissima Enciclopedia Universale dei Numeri, pubblicata il mese scorso dalla Mondadori (collana DOC) è la traduzione  italiana della Histoire Universelle des Ciffres di Georges Ifrah, nella traduzione di Paolo Frassi, Daniela Nicolò, Adriana Pancro Silvestri e Luciano Revelli.

Il volume si apre con un’elegante introduzione di Piergiorgio Odifreddi, autore, fra le altre cose, del bellissimo Il matematico impertinente, per dare poi la parola all’autore stesso. Georges Ifrah, matematico e storico, racconta come siano stati i suoi studenti con i loro quesiti (chi ha inventato lo zero? come sono nati i numeri? come ha imparato a contare l’uomo?) a spingerlo a imbarcarsi in un giro del mondo, dall’Europa all’India , dagli Usa alla Cina, per arrivare a una sintesi della storia delle numerazioni: dagli intagli dei primitivi ai diversi metodi di calcolo (per es., a base sessanta quello dei Sumeri e a base dieci quello dei Babilonesi), alle lettere usate dagli antichi romani per scrivere i numeri (derivate dalla pratica stessa degli intagli), passando per il pallottoliere cinese e arrivando fino ai giorni nostri con la macchina di Turing, le cui teorie sono alla base della scienza informatica.

Al centro del volume si trova il capitolo dedicato alla numerazione indiana, che ci ha dato, fra le altre cose, la nostra numerazione decimale (sì, le cosiddette cifre “arabe”), lo zero matematico e le basi del calcolo scritto. Il tutto prima della metà del V secolo d.c.. Fu infatti solo cinque secoli più che le cifre indiane arrivarono nell’Europa cristiana, attraverso gli studiosi arabo-musulmani, che a quel tempo fungevano da intermediari fra i due mondi.

E per completare il tutto, vi è un esauriente elenco dei simboli numerici della civiltà indiana, con dizionario sanscrito/italiano, a dimostrare che la storia dei numeri, come quella del pensiero e delle lingue, sia una parte essenziale e affascinante della storia della civiltà umana.

Tornano anche in mente le parole  del matematico Marc Kac, che definiva la  scienza così arbitraria e relativa della matematica “un meraviglioso caleidoscopio, in cui i pezzi sono sempre gli stessi, ma le configurazioni sono infinite“.

Postato da: IM

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