Lotta fra titani

Google ha appena siglato un accordo con l’editoria statunitense:

It took a multimillion dollar lawsuit, two years of tense negotiations, and an awful lot of scanning. But yesterday the publishing world stood on the threshold of a digital era after a US deal paved the way to transform publishing.

The agreement between Google and the US book industry means that internet users will soon be able to choose from and buy millions of titles, many out of print, or read them on a page-by-page basis.

Un’ulteriore spiegazione la trovate nell’articolo del Guardian, con tanto di backstory.

Nel frattempo Jimmy Wales, responsabile per Wikipedia, lancia una sfida a Google.

Lui, Jimmy Wales, 42 anni, semina nel World Business Forum di Milano la visione ottimistica che l’ha portato a fare di Wikipedia, la sua creatura più nota, un brand forte e conosciuto nel mondo. E “l’incubo” di Google cos’è? È la filiazione commerciale di Wikipedia, che si chiama Wikìa ed è una sorta di catalogo di contenuti del sapere “pop”. Dove i contenuti li mettono quelli che le cose le amano: ci sono migliaia di collaboratori che scrivono dei muppet, decine di migliaia parlano di World of Warcraft. Chi cerca informazioni su quegli argomenti troverà queste pagine. È la vecchia idea di Yahoo!, il catalogo del sapere, ma arricchito dalla “saggezza delle masse” di Wikipedia.

Una nuova idea proprio adesso? “Voi europei siete spaventati e troppo protezionisti. Quello sì, il protezionismo mi preoccupa”.

L’articolo è di Vittorio Zambardino per Repubblica.

Postato da: IM

1 Response to “Lotta fra titani”


  1. 1 luigimuzii 31 ottobre 2008 alle 10:05 am

    L’ottimismo di Wales è senza dubbio più genuino e giustificato di quello del nostro beneamato Piccolo Cesare.
    Saranno i trent’anni di differenza.
    Certo pensare che nei prossimi due anni ci sia un ulteriore spostamento di pubblico verso la Rete, ancor più massiccio di quello verificatosi negli ultimi cinque anni mi sembra più che ottimistico.
    Il mondo occidentale (non solo l’Italia) invecchia e il mezzo ideale per un popolo bue, mediamente ignorante e rincitrullito di suo, è proprio la televisione. Non per niente programmi per i giovani se ne vedono sempre meno e quelli che si vedono sono ampiamente diseducativi, come avrebbe detto mia nonna.

    È vero che gli europei sono spaventati, ma forse la prudenza salverà il Vecchio Continenente dalla crisi esportata, quella sì, dal Grande Impero d’oltreoceano.

    Quanto al protezionismo, chiedere agli antieuropeisti: senza le direttive sulle banane e le zucchine saremmo a pezzi; senza l’euro la crisi (chiedere a Islanda, Gran Bretagna, Svezia e Norvegia) sarebbe ancor più drammatica. Da uno come Wales mi sarei aspettato qualche riflessione più intelligente sul WTO, ma non è detto che non l’abbia fatta e non sia stata riportata, magari perché non è stata compresa.

    A proposito, siamo sicuri che la frase sull’errore lo sia stata? Che cosa sarà mai quel “punto di lavoro”?


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