I nuovi trofei

Ron Alsop, giornalista del NY TImes, è responsabile per la nuova espressione trophy kids.

I ragazzi cresciuti a cavallo del nuovo millennio,  che fino a poco fa venivano definiti Generation Y  o millennials, sono ora dei ragazzi trofeo. Come spiega un articolo di Repubblica:

Ricordate l’espressione “trophy wife”? Coniata dalla rivista “Fortune”, ufficializzata dall’Oxford Dictionary e subito sfruttata da Hollywood, si riferisce alle seconde (o terze) mogli dei magnati dell’industria o della finanza, scelte per poterne sfoggiare la bellezza e l’età negli appuntamenti mondani. Mogliornamento, insomma.
Anche nella educazione dei “millennials”, che in America sono più di 90 milioni, ha prevalso l’orgoglio (e la dedizione) dei genitori, che li hanno aiutati e difesi, vantandosi delle loro prodezze e incoraggiandoli anche di fronte a risultati incerti, a scuola o nello sport, per non danneggiare la loro autostima.

Ecco le caratteristiche di un ragazzo trofeo (utili anche per controllare se ne avete uno in casa):

Risultato: questi “trophy kids” che ora si affacciano al mondo del lavoro sono molto differenti dalla generazione dei babyboomers.
Sulla base di alcuni sondaggi e di un’inchiesta negli uffici del personale delle maggiori aziende, Roln Alsop ha potuto rilevarne i tratti salienti.
I “millennials” sono autoreferenziali ed emotivamente fragili; hanno pochi strumenti per gestire delusioni e fallimenti, ma al tempo stesso aspettative altissime; vogliono avere successo nel lavoro e nella vita personale, ma richiedono una costante attenzione.
Sono cittadini del mondo, con uno spirito filantropico; hanno un ottimo knowhow tecnologico; sono motivati, disposti a lavorare sodo, ma solo in modo flessibile e senza particolari lealtà, cioè sono sempre pronti a cambiare azienda.
E l’aspetto più irritante per i datori di lavoro è che i “millennials” credono che a loro tutto sia dovuto.

Postato da: IM

1 Response to “I nuovi trofei”


  1. 1 luigimuzii 27 ottobre 2008 alle 6:55 pm

    Non bastava “stronzi”? Se stronzi/asshole andava bene per il titolo di un libro di successo (cfr. The No Asshole Rule/Il metodo antistronzi, di Robert Sutton)…

    Perché poi millennials? Ce ne sono così tanti di stronzi così tra i babyboomer… Anche tra i più giovani, per la verità, di quelli che partono con ambizioni della serie “Tizio chi?” e finiscono…


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