Far miracoli con i sottotitoli

Il film di Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna, sta facendo discutere:

Fa impressione pensare che prima di Miracolo a Sant’Anna, Spike Lee aveva firmato un capolavoro come When the Levees Broke («Quando si sono rotti gli argini», visto a Venezia 2006 e poi di notte in Rai). Fa impressione perché quello che non funziona nella ricostruzione romanzata dei combattimenti in Toscana intorno alla Linea gotica, nel 1944, è proprio quello che faceva la bellezza e il fascino del documentario su New Orleans devastata dall’uragano Katrina: il rispetto delle persone, delle cose, della realtà.

Possibile che un regista capace di restituire l’intensità e la disperazione così autentica e toccante delle persone sconvolte dal disastro meteorologico possa sembrare così falso e retorico quando racconta le persone alle prese con la guerra? Possibile che il regista di Miracolo a Sant’Anna sia lo stesso di La 25ª ora, dove le angosce di un piccolo spacciatore diventavano le incertezze e le paure di tutta una nazione? Possibile che l’abilissimo burattinaio di Inside Man finisca per ingarbugliare tutto, fili, dita e marionette, raccontando una storia così poco convincente?

Viene il dubbio che sia tutto un grande equivoco:

Ecco così, nella mania tutta italiana di rendere tutto il cinema nella nostra lingua, che un film già discusso come Miracolo a Sant’Anna giunge al pubblico delle nostre sale completamente “distrutto”, perdendo gran parte del suo significato. Nato anche come incontro-scontro di culture durante la Seconda Guerra Mondiale – statunitense, italiana e tedesca -, vede gli interpreti americani doppiati, e quelli italiani mantenere la loro lingua. Solo i nazisti non parlano italiano. In scene alquanto surreali e disorientanti, ecco i soldati neri della 92^ Divisione “Buffalo Soldiers” dell’esercito Usa, bloccati vicino al fiume Serchio, parlare un fluente italiano, nel 1944. Si trovano di fronte gli abitanti di un piccolo paesino toscano che… ovviamente parlano anche loro italiano, con accento toscano. Eppure, non si comprende come mai, i due gruppi fanno fatica a capirsi, come se avessero idiomi diversi. Probabilmente perché, nella versione originale del film, la differenza linguistica tra alleati e popolazione italiana è proprio un elemento essenziale, che sottolinea le diversità ma che non impedisce il formarsi di solidarietà umana e speranza?

Postato da: IM

1 Response to “Far miracoli con i sottotitoli”


  1. 1 luigimuzii 8 ottobre 2008 alle 4:20 pm

    Cosa c’è di meglio di una sana polemica, meglio se basata sul nulla, per far parlare di sé e ottenere visibilità e fare pubblicità a buon mercato al tuo lavoro?

    Il film di Spike Lee non è ancora uscito, ma già tutti si affannano a dire di tutto e di più.

    Non voglio abboccare anche io e mi limiterò a osservare che non nutro particolare rispetto per uno che decide di scrivere un romanzo ispirandosi a una storia che non conosce e su cui non si è documentato e per un altro che decide di riprendere il romanzo e farne un film.

    Spero di sentire, però, da qualche italiano che avrà la fortuna di vedere il film nella versione originale com’è l’italiano degli italiani. A memoria, non ricordo un film americano in cui si sia ricostruito con un minimo di fedeltà anche solo un pezzo del nostro paese.


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