Poliglotti selezionati

Venerdì 26 settembre sarà la Giornata Europea delle Lingue. Per festeggiare (!) l’occasione, ieri la Commissione Europea ha invitato i giornalisti a prendere un tè nella sala stampa del Berlaymont per far conoscenza con quattro poliglotti, probabilmente selezionati con la massima cura.

La Stampa ce li presenta:

Margaret Faus non ha nulla delle svedesi che siamo abituati a immaginare. Non è alta e non è nemmeno bionda. In compenso parla 4 lingue correttamente e senza accento, ne capisce alla perfezione altre tre e altre cinque le legge senza problemi. Ha cominciato da giovane e non si è più fermata. […]

Joao Gomes ha sessant’anni ed è diventato traduttore e interprete perché di fare il militare in Portogallo proprio non ne aveva voglia e iscriversi all’università era l’unico modo legale per rimandare il servizio. “Avere vent’anni nel Portogallo di Salazar voleva dire avere davanti almeno 4 anni di ferma, e quasi sicuramente una guerra. Eravamo in guerra con tutti”. Così si è iscritto a lingue e letteratura straniere, ascoltava le canzoni americane e le traduceva per capirne il significato. Per mantenersi lavorava per un’agenzia di viaggi. Ha scoperto che viaggiare gli piaceva e ancora di più preferiva imparare le lingue dei turisti che accompagnava. La rivoluzione dei garofani coincise con la fine dei corsi universitari. Non c’era più bisogno di fuggire dal servizio di leva, rimaneva l’amore per le lingue. Oggi Gomes parla e capisce 15 lingue, da più di vent’anni fa l’interprete per la Commissione.

Joannis Ekonomo abitava a Creta, più o meno trent’anni fa. Creta già allora era una meta turistica, piena di inglesi, italiani, tedeschi. Joannis era un bambino curioso, a 4 anni già studiava l’inglese e si attaccava alle gonne delle turiste per sentire i loro discorsi, affascinato da “quei suoni che per me erano extraterrestri”. “Sono diventato interprete per dare un senso a tutti quei suoni che sentivo da bambino” dice ora, che di lingue ne parla correttamente 15 e ne capisce altrettante. Ha imparato il tedesco da una vecchia signora che prendeva il sole sulla spiaggia di Creta per finire alla Columbia University, ad Harvard e infine a lavorare per la direzione traduzione della Commissione Europea. Si definisce un “ponte tra le civiltà”. Si infervora quando spiega che le lingue sono una mescolanza fatta di radici e di etimologie comuni: tazza di te si dice quasi allo stesso modo in polacco, greco e turco.

A sentirlo parlare un perfetto polacco, tedesco, inglese, francese non lo diresti irlandese. Eppure il ciuffo di capelli rossi e il cognome O’Ryan tradiscono l’origine di Sean. Lui di lingue ne parla 8 e ne traduce altre 6. E’ particolarmente affezionato al tedesco perché è la lingua con cui è stato celebrato il suo matrimonio, a Vienna, con sua moglie, che è svizzera francese. “Sapere tante lingue non ha cambiato la mia identità irlandese. Ha accresciuto la mia identità europea e i miei orizzonti. Non c’è conflitto”. Sean racconta che una volta, in Turchia, comprò una giacca di pelle solo perché il venditore parlava irlandese ed era tanto che non sentiva la sua lingua madre, “segno che si compra in tutte le lingue, ma si vende anche meglio”.

Chapeau ai colleghi messi in mostra, naturalmente, ma la sottoscritta, che di lingue alla perfezione ne parla a mala pena una, quando legge notizie come questa

No additional funding will be released to boost EU language policy until 2013 at the earliest, said the commissioner responsible for the dossier Leonard Orban yesterday (18 September 2008), unveiling the EU executive’s new multilingualism strategy.

di festeggiare non ne vede il motivo. (Grazie al barbaro per il link.)

Postato da: IM

1 Response to “Poliglotti selezionati”


  1. 1 luigimuzii 24 settembre 2008 alle 9:34 am

    Sarà… Non ho mai creduto al poliglottismo, benché abbia conosciuto gente (stranieri, soprattutto, come Franz Karasz) che possono dirsi prova del contrario, ma stranamente non ostentano le loro conoscenze.
    Ho invece conosciuto donne (chissà perché…) che vantano quattro lingue e commettono strafalcioni che non perdono alle mie figlie.

    Io faccio fatica con l’italiano, incline come sono al vernacolo e, soprattutto, alla calata capitolini, mi vergogno un po’ del mio inglese, non parliamo del mio spagnolo e non mi azzardo a scrivere o parlare in francese o portoghese che pure ho… provato a studicchiare tanto per riuscire a cogliere il senso di quel che leggo. Lingue “molli”, si intende; non oso pensare all’afasia che potrebbe cogliermi se superassi l’idiosincrasia congenita per quelle “toste”.

    Già, l’afasia: possibile che questi “mostri” non si blocchino mai?


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