Omnigoogle

Nel numero di Internazionale in edicola oggi (con una copertina inquietante che ritrae Sarah Palin con tanto di fucile) viene pubblicato un interessante articolo di Nicholas Carr sui dieci anni di Google.

Il modo in cui Google fa soldi è chiaro: è un intermediario e un editore di pubblicità sui canali digitali. Più del 99 per cento dei suoi ricavi deriva dalle quote che gli inserzionisti pagano per farsi pubblicità. L’aspetto proteiforme di Google nn è un riflesso del suo core business. Deriva piuttosto dalla vastità dei beni complementari al core business stesso. I beni complementari sono, in parole povere, tutti quei prodotti e servizi che tendono a essere consumati con il prodotto principale. Per Google tutto ciò che si muove su internet è un bene complementare. Più le persone e le aziende vanno su internet, più inserzioni vedono e più Google guadagna. Non solo: più aumenta il trafico su internet e più Google accumula dati sui consumatori, personalizzando sempre meglio le inserzioni e aumentando i ricavi. E più aumenta il numero di prodotti scambiati via web, più la gamma dei beni complementari di Google si allarga a tutti i settori. Il piccolo e grazioso Google è diventato Omnigoogle.

L’articolo pubblicato da Internazionale non è disponibile online, ma qui potete leggere parte dell’articolo originale.

Sempre Internazionale propone un altro articolo, questa volta di Paul Graham, intitolato in italiano Nella lista delle cattive abitudini.

I procrastinatori si nutrono di distrazioni. Molte persone non riescono a stare sedute senza far niente ed evitano di lavorare dedicandosi ad altre attività. Per sconfiggere la procrastinazione, quindi, bisogna eliminare le distrazioni. Non è semplice, perché le distrazioni non sono dei semplici ostacoli che trovi per strada e che puoi evitare: vengono loro a cercarti, e sempre nel momento sbagliato. Inoltre la tecnologia evolve in continuazione, producendo cose sempre più desiderabili. Appena impariamo a evitare una distrazione se arriva subito un’altra, un po’ come i batteri che resistono ai farmaci.

L’articolo originale, intitolato Disconnecting distraction, è qui.

Postato da: IM

2 Responses to “Omnigoogle”


  1. 1 luigimuzii 12 settembre 2008 alle 10:59 am

    Come sempre, Carr dimostra grande intuizione, ma una visione limitata. Quella che ha di Google, nella fattispecie, è da utente. I ricavi di Google, infatti, provengono anche dalla vendita di tecnologia. Dimentica, inoltre, o finge di dimenticare, e sarebbe peggio, che le accuse che si muovono oggi a Google si sono mosse in passato a Microsoft e, prima ancora, a IBM.
    Si fa presto a dire “manicheo”, ma in realtà un atteggiamento manicheo si riscontra in tutti coloro che si oppongono ferocemente a qualcosa. Di me, per esempio, si potrebbe dirlo riguardo al nostro vergognoso capo del governo, ma questa è un’altra storia.
    È anche piuttosto facile attirare consensi attaccando le manifestazioni del potere politico o economico, e Google, in questo momento, ne è una. Io cerco sempre di ricordare, in questi casi, la vicenda del network computer che qualche anno fa vide unite Oracle, Sun e IBM contro Microsoft. Il “puff!” si può ancora sentire se si presta attentamente orecchio. Allora andavo dicendo che l’intenzione era quella di sostituire un monopolio con un altro e sembra che la storia mi abbia in fondo dato ragione. Java non è diventato il linguaggio pervasivo del Web, ha senz’altro avuto più successo Flash, malgrado il secondo sia, in senso stretto, più “proprietario” del primo. Google ha contribuito in modo determinante al successo di Ajax che è una tecnologia aperta, al pari di Linux di cui a Mountain View si servono estensivamente.
    La questione, quindi, secondo me, si pone in questi termini: qual è il prezzo da pagare per avere qualcosa gratis? Meglio Facebook e gli altri social network che vendono direttamente le informazioni personali raccolte con poco sforzo da utenti fiduciosi o Google che sfrutta una tecnologia ad hoc che rende anche disponibile ad altri?

    P.S. Due articoli sono troppi per un commento solo…🙂

  2. 2 luigimuzii 12 settembre 2008 alle 11:38 am

    Per il secondo articolo mi servirò di qualche citazione:

    È impossibile godersi pienamente l’ozio se non quando si hanno migliaia di cose da fare.
    Jerome K. Jerome

    La cosa più deliziosa non è non avere nulla da fare: è avere qualcosa da fare e non farla!
    Marcel Achard

    Work expands so as to fill the time available for its completion.
    C. Northcote Parkinson

    Work (and especially paperwork) is elastic in its demands on time.
    C. Northcote Parkinson


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