Jean Genet in Italia – Down Memory Lane

Su La Stampa, c’è un articolo dedicato alla fortuna (se così si può chiamare) di Jean Genet in Italia, grazie ad Arnoldo Mondadori.

Nel 1946 Alberto Mondadori, figlio dell’editore Arnoldo, aveva appena 32 anni, ma lavorava da tempo nell’azienda paterna. Nel tardo autunno fece un viaggio a Parigi con la moglie Virginia, lesse per avventura Il miracolo della rosa di Jean Genet (che Barbezat aveva pubblicato proprio quell’anno), e ne rimase folgorato. Al punto di chiedere subito all’autore di entrare nella scuderia mondadoriana. Gli propose un contratto che prevedeva la possibilità di edizioni numerate, destinate a pochi lettori, purgate. Ma comunque non esitò a proporlo per una casa editrice, la Mondadori, che non era certo nota per l’audacia blasfema dei propri libri. Finì che la prima opera genetiana pubblicata dall’editore milanese non fu un romanzo, ma una pièce teatrale, Les bonnes. Il problema della fama e del denaro Genet l’avrebbe in parte risolto così: scrivendo per la scena drammi che non sfidavano la censura, quindi potevano essere rappresentati e stampati. Più tardi Alberto Mondadori avrebbe portato nella sua casa editrice, Il Saggiatore, tutti i romanzi di Genet, affidandone la traduzione al poeta Giorgio Caproni. Uscirono in un unico volume nel 1976, purgati dei passi scabrosi e anche «sfoltiti»: il libro contava appena 549 pagine.

Mi piace segnalarlo perché ho ancora impressa a ferro rovente nella memoria la rappresentazione di Nostra Signora dei Fiori, ad opera di Lindsay Kemp, nel tradizionalissimo teatro comunale di La Spezia. Saranno stati i primi anni Ottanta. A differenza del Saggiatore, Lindsay Kemp (che, a quanto pare, vive ora nei dintorni di Roma) non si era fatto cura di depurare l’opera di Genet, ma anzi l’aveva presentata in tutta la sua blasfemia, dissacrazione e bellezza.

Mi ricordo che guardavo la scena ammirata e terrorizzata allo stesso tempo, perché temevo che di fronte a tanto coraggio 1) il tetto del teatro sarebbe crollato e 2) il giorno dopo saremmo stati sicuramente tutti scomunicati.

Postato da: IM

1 Response to “Jean Genet in Italia – Down Memory Lane”


  1. 1 luigimuzii 10 giugno 2008 alle 11:34 am

    Perché temere di essere scomunicati? Data la natura, l’origine e lo scopo dell’operazione, c’è solo da essere fieri del riconoscimento della propria autonomia e libertà di pensiero e di azione.

    Genet, comunque, era un genio, e il fatto che alcuni abbiano cercato di etichettare le sue opere, offendendole, lo dimostra.

    Citazione dotta, per citazione dotta, a lui più che a Ignatius J. Reilly si adatta quella di Jonothan Swift che John Kennedy Toole scelse per aprire A Confederacy of Dunces: When a true genius appears in the world, you may know him by this sign, that the dunces are all in confederacy against him.

    Meglio Fassbinder, però, o no?


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