A world apart: giornalisti e blogger

Vorrei spendere due parole, una volta tanto “serie”, sull’incidente accaduto a Isabella, tenutaria gestore di questo blog. Indipendentemente dal caso personale, per me peraltro chiarissimo, non posso fare a meno di notare che, passati gli anni, il rapporto fra blog (leggi Rete) e i giornalisti non migliora. Anzi.

Prima di continuare un avvertimento: non amo, peggio, non stimo i giornalisti (la categoria, non i singoli) italiani.

In Italia passa per giornalismo il gossip, la velina, il “taglia e cuci” (inteso anche come pubblicazione acritica di ciò che ti passano/viene detto). Senza considerare il personalismo e l’essere di parte. Chiariamo: una persona sincera deve ammettere subito da che parte sta (tutti abbiamo un’opinione e stiamo da qualche parte in uno spettro politico/personale), detto questo questa stessa persona deve anche essere abbastanza obbiettiva. Cosa da noi inesistente.

Io guardo (poco) la TV e quando la guardo mi limito a film o telefilm, rifuggo infatti dal cosiddetto “giornalismo televisivo”. Lo trovo orripilante. E’ anche giornali e riviste non mi sembrano stiano meglio.

Sono arrivata al punto di non credere a un fatto se viene raccontato in televisione (o al modo in cui viene raccontato…) Perché? Perché le sovrastrutture mentali (leggi gli stereotipi) sono lampanti. L’imperatore è nudo.

Gli zingari? Rubano bambini, no? Che altro vuoi che facciano… (La notizia sarà certo vera ma, sentendola al telegiornale, la prima cosa che mi è venuta in mente è metterla in dubbio. Non potrà essere che, entrata per rubare, la rom abbia voluto tranquillizzare una bambina? Se non altro per impedirle di piangere e attirare la madre?…)

Raccontata così la vita è assurda. Una serie di stereotipi già visti e masticati. Mi verrebbe da dire “spirito critico scendi su noi…” Quando poi si tratta di Rete, altro che prosciutto… sugli occhi ci sono direttamente i maiali. Consiglio a tutti la lettura illuminante di un post di Massimo Mantellini: “Perché i giornalisti odiano i blog”.

Forse il vero problema è che ti aspetti un “cane da guardia” e ti trovi un giornalista che non ha il tempo neanche di andare a verificare con un click quello che sta dicendo (o gli hanno raccontato) .

A Isabella dico che l’onesta intellettuale viene prima di tutto, condita con una buona dose di cortesia, giacché non credo che il “diritto alla verità” implichi il dover annientare l’altro. Nel tuo post ho visto entrambi ma soprattutto ho visto una persona che esprimeva pacatamente una sua opinione personale. Dall’altra parte invece mi sembra ci sia una persona che non conosce cos’è il confronto.

IMHO

Postato da: MB

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