Il bene e il male di Google

Da un articolo di Victor Keegan sul Guardian di oggi:

A question increasingly asked is whether Google is becoming a dangerous monopoly. It is a very serious question. If we end up with one company controlling search – the gateway to information – it could be catastrophic if it abused its position. Google is already technically a monopoly with nearly 70% of US search and as much as 90% in the UK on some surveys. But it is highly unusual for two reasons. First, it lacks the typical symptom – charging excessively for its products. Nearly all of Google’s products from search to document storage are free. What kind of monopoly is that?

Il resto dell’articolo sulla vulnerabilità di Google è qui.

Postato da: IM

1 Response to “Il bene e il male di Google”


  1. 1 luigimuzii 22 maggio 2008 alle 10:43 am

    Tutti sembrano aver dimenticato cosa c’era prima di Google. Lycos, Yahoo! e Altavista erano ugualmente gratis, e gratuiti erano anche gli altri loro servizi. Perfino MSN è divenuta gratis, mentre all’inizio era a pagamento e riservata agli utenti di Windows 95.
    Bei tempi quando Zio Bill diceva che l’Internet era una porcata e fu costretto da un ragazzo di nome Marc Andreessen a cambiare idea a forza di schiaffoni. Anche qui pochi ricordano che fino a Internet Explorer, appunto via Netscape, avere qualcosa gratis da Micro$oft era praticamente impossibile.
    Il successo di Google non è quindi legato al fatto che sia gratuito, quanto alla sua efficacia. Pochi, credo, lo seguano costantemente e con attenzione, ma anche il motore di traduzione automatica migliora ogni giorno.
    Pochi, e, da quello che scrive, sembrerebbe anche lo stesso Keegan, prestano attenzione alla tecnologia su cui si basa Google: aperta e distribuita.
    Come era ampiamente stato previsto, anche dal sottoscritto, Micro$oft, in questi giorni, ha ripreso i negoziati con Yahoo! e pare si stia concentrando solo sulla business unity advertising & marketing.
    Forse, almeno quelli in questo settore, si dovrebbe riflettere sulla pigrizia mentale che spinge a non passare a Ubuntu, per esempio, e a OpenOffice e a OmegaT e alla professionalità dei “professionisti” che si lasciano supinamente imporre uno strumento piuttosto di un altro.
    Da qualche giorno sto provando a usare Powerset e se è quanto dobbiamo aspettarci dal Web semantico ho idea che siamo davvero destinati a farci prendere ancora a lungo per il naso dal primo venditore di passaggio.
    E se basta il primo Keegan che passa, dopo il “vecchio” Kevin “the King”, a dire che Google is still a one-product company senza tema di essere smentito, peraltro facilmente, vuol dire che la perfida Albione è ancora lì con tutta la sua invidia e i suoi rosicamenti, a cominciare dalle foundation. By the way, Bill Gates has his one, isn’t it?


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