Il compleanno dell’amante

Uno dei pochi articoli gratuiti de Il Sole 24 ore è dedicato agli ottant’anni del libro L’amante di Lady Chatterley.

Racconta lo stesso Lawrence in “A Propos of Lady Chatterley’s Lover” di come lo stampatore, avvertito che il contenuto del romanzo avrebbe potuto portare a problemi con la censura, fosse stato posto di fronte alla scelta se accettare la commissione o meno. Una volta appurato il contenuto, il commento con tipico accento fiorentino era stato: “Oh! Ma! Ma se son cose che noi si fanno tutti i giorni!”

Il resto dell’articolo è qui. Se invece di leggere il libro, preferite guardare il film, la versione francese è, secondo me, la migliore.

Postato da: IM

1 Response to “Il compleanno dell’amante”


  1. 1 luigimuzii 11 maggio 2008 alle 10:53 am

    Mah! Per essere autore estremamente prolifico, di David Herbert Lawrence si ricorda quasi esclusivamente una sola opera. I più curiosi potranno citare “Sons and Lovers” e “Women in Love”, e sono sempre stato convinto che la sua fortuna letteraria sia dovuta a brillanti redattori e spregiudicati editori dallo sviluppato “fiuto” commerciale.
    Intorno a Lawrence, poi, è fiorito un nuovo conformismo le cui origini andrebbero proprio ricercate, credo, nella presunta scabrosità dei suoi lavori che non presentavano novità di forma o di idee. Lawrence, insomma, non mi è mai sembrato un grande narratore, anche se non ho mai avuto troppa simpatia per i narratori, e più che “realistico” ritengo che il suo stile sia “autobiografico”, quasi da diario.
    Che poi ad alcuni autori italiani di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno sia riconosciuto il “merito” di aver narrato la vera storia del romanzo più famoso di Lawrence la dice lunga, come la dice lunga il fatto che si attenda con ansia il contributo di alcuni “studiosi” di cui personalmente ne ricordo altri su argomenti meno “alti” che invece preferirei dimenticare.
    Resta da ricordare che il miglior rappresentatore di Lawrence si è cimentato con Lady Chatterly in una riduzione per la televisione, mezzo “popolare” per eccellenza.
    Ma forse io sono proprio uno snob e quando sento von Richtofen riesco solo a pensare a Manfred, il barone rosso.


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