Cantando s’impara

Vi ricordate quando avevate appena imparato un po’ d’inglese, abbastanza da capire sì e noi il 30% di quello che cantavano Neil Young, Joni Mitchell, Fleetwood Mac & cronies? E poi cercavate il resto nel vocabolario, imparando così qualche parola nuova e inutile? O ero solo io a farlo?

E’ lo stesso principio, in versione aerobica, applicato in questi sfiziosi video, trasmessi in Giappone per insegnare l’inglese a tempo di musica.

Due sono particolarmente interessanti.

Spare me my life

e una frase sempre utilissima

I have a bad case of diarrahoea

Postato da: IM

1 Response to “Cantando s’impara”


  1. 1 luigimuzii 23 aprile 2008 alle 8:36 am

    Adoro i tuoi post bibliofili, ma questo li batte tutti, alla faccia di quelli che pensano che la cultura ha un senso, e un valore, finché è sfruttabile commercialmente, come in Italia da qualche anno a questa parte.

    Chissà come suonerebbe lo stesso video in romanesco con una frase del tipo “ho una sciorta da paura”.

    Solo un paese che considerava barbari i padri pellegrini portoghesi ai tempi dello shogun può passare con tanta disinvoltura dalla ricerca avanzata ai manga porno a video come questi.

    Noi preferiamo crogiolarci nell’autocompiacimento sterile che ci fa vantare, seicento anni dopo la loro morte, di Leonardo da Vinci e di Galileo Galileo ma ci fa ignorare le biblioteche, solo astrattamente esaltate come templi del sapere, che versano per lo più in uno stato pietoso nel disinteresse generale.

    Quanto alla musica, senza Dylan, gli Stones i Creedence Clearwater Revival, Joni Mitchell, James Taylor, i Dead, Crosby Stills Nash & Young, e poi Warren Zevon, Jackson Browne, Rickie Lee Jones e Lou Reed e non so quanti altri, non avrei mai imparato l’inglese.

    Anche se il mio spagnolo e quel po’ di portoghese (lingue notoriamente molli) lo devo a Jorge Luis Borges, a Gabriel García Márquez (e alla mia piccola insegnante di filosofia comunista) e a Fernando Pessoa.

    P.S. Quando cambiavo i pannolini a mia figlia, le cantavo “That’s amore” per farla star buona e “Bimba non piangere” per farla addormentare, non proprio un brano da crooner.


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