Alla ricerca dello scaffale perduto

Giorni fa ragionavo a “mente alta”, com’era solito dire un ex capo, sull’ebraismo; Isa (mia musa ispiratrice) infatti mi aveva chiesto di scriverci un post. Pensavo ai saggi di Ariel Toaff, in particolare Mangiare alla giudia che, analizzando la storia delle famiglie ebree italiane, ci conduce lungo un excursus succulento e divertente di piatti e cibi (criticando nel frattempo i moderni ricettari di cucina ebraica “falsi”).

Per quegli strani e tortuosi percorsi sinaptici che la mente intraprende (la mia poi…) mi è venuto in mente d’improvviso “Il purgatorio”.

Ehi, dove andate? No, no, non temete. Non parlerò di teologia né di d/Dio, tanto meno di religione.

No, il purgatorio (o limbo) è uno scaffale della mia libreria (mai lo stesso) chiamato così in ricordo dell’Enfer, quell’area nascosta della Biblioteca Nazionale Francese in cui andavano a morire i libri messi all’indice perché pornografici.

Io non ho alcuna zona infernale, semplicemente perché non credo di possedere libri così interessanti da dover esser “maledetti” (… Pasque di sangue è stato “messo all’indice” ma per motivi ben diversi…) Nel “mio” purgatorio di libri, come forse in quello delle anime, ci finiscono tutti quei volumi incapaci di farsi leggere, anche se -ammetto- non sempre e necessariamente per colpa loro.

Vi troverete un saggio pesantissimo (in tutti i sensi per peso corporeo e complessi calcoli matematici al suo interno) su Stonehenge, accanto a un volume di poesie russe, vari saggi e qualche romanzo. Alcuni si trovano lì da anni e dispero di vederli mai redenti, altri hanno solo dovuto attendere un periodo di espiazione e poi sono stati salvati da un mio ritorno di fiamma.

Alcuni sono regali, altri sono acquisti. Non due fra loro si assomigliano, eppure condividono un destino comune: l’oblio, la polvere, la morte sociale.

Con il purgatorio cattolico condivide un’anima in pena. Infatti, periodicamente, si sposta da un angolo all’altro della casa, come anime alla ricerca di un lettore o, in alternativa, spirito vendicativo nei confronti di questa lettrice.

All’improvviso, infatti, lo ritrovo accusatore in camera da letto, dopo anni passati nello studio, ma poi scompare di nuovo. Che esista anche per i libri un Regno delle cose perdute?

Postato da: MB

1 Response to “Alla ricerca dello scaffale perduto”


  1. 1 luigimuzii 18 aprile 2008 alle 1:17 pm

    Veramente purgatorio e limbo sono due cose diverse, e il secondo è stato addirittura “cancellato” di recente. Sul primo, invece, suggerisco la lettura, ahimè tutt’altro che facile, di “Nascita del purgatorio”, di Jacques Le Goff, sicuramente il più grande medievalista vivente, per Einaudi.

    Il mio purgatorio è ricchissimo perché ho superato da un pezzo, purtroppo, la fase del piacere della lettura e se un’opera non mi affascina e mi coinvolge da subito, l’abbandono, senza patemi.

    Mia madre dice che sono un acquirente compulsivo di libri, e mia moglie mi rimprovera di averla abbandonata più volte all’improvviso per fermarmi incantato di fronte allo scaffale di una libreria.

    Quando ho bisogno di fare spazio, però, decido che è meglio offrire ad altri l’opportunità di leggere un libro che posso aver poco apprezzato ma che può loro tornare utile o almeno interessante, e lo dono alla biblioteca della mia università.

    Di recente è toccato a diversi libri sulla scrittura e sulla traduzione, di autori italiani acclamati ma di modestissimo spessore. Andanti, avrebbe detto mio nonno.


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