Recensione: Karine Tuil, Quando ero divertente, Voland, 2008.

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Dopo essersi sentito rifiutato per anni dalla propria famiglia e con un matrimonio fallito alle spalle (da cui è nata una figlia, sedicenne al momento della narrazione), Jérémy Sandre è arrivato all’apice della carriera. La comicità con cui è riuscito a farsi accettare dal mondo (e soprattutto dalle donne) si è rivelata la sua fortuna.

Decide quindi di tentare la sorte negli USA e realizzare il suo sogno americano. Come, del resto, hanno fatto molti altri prima di lui: “Un attore di serie B era riuscito a diventar presidente degli Stati Uniti e a portare a termine due mandati. Un uomo d’affari miliardario aveva ottenuto l’ambitissima carica di sindaco di New York, un vecchio culturista austriaco, riciclato nel cinema d’azione hollywoodiano, ostentava senza complessi muscoli oliati e ambizioni politiche […].”

Ma qualche giorno dopo il suo arrivo a New York, sorge un conflitto politico fra gli USA e la Francia, che pone un veto all’intervento americano in Iraq. Vittima della francofobia e dell’isteria americana, Sandre (diventato ora Jerry Sanders) affonda immediatamente nell’insuccesso più profondo. Si ritrova a fare i lavori più umili e a vivere in una camera squallida, insieme alla compagna Natalia e al cane Durak.

Il sogno americano si trasforma in un incubo: in quel paese che promette giustizia, libertà e successo, gli immigrati vengono calpestati, umiliati e offesi. E questi, a loro volta, maledicono l’America: “Ah! L”ingratitudine dei nuovi immigrati! Godono della libertà d’espressione di cui erano stati privati e criticano i paesi in cui trovano asilo. Mordono a sangue il seno che li ha nutriti.”

Dopo varie peripezie Sanders decide di tornare in Francia, dove però diventa nuovamente una vittima, questa volta dell’americanofobia francese. Per risalire la china, va a lavorare nella ditta di derattizzazione del fratello (e ne seduce la moglie) e scrive testi comici per Alain, ex collega di teatro.

Quando Alain tenta di sedurre la figlia sedicenne di Sandre, quest’ultimo, in un momento di rabbia, lo uccide … colpendolo alla testa con uno dei premi teatrali che avevano vinto insieme anni prima.

In carcere in attesa di processo (non vi diciamo come va a finire), ha inizio la redenzione di Jérémy Sandre, proprio nello stesso giorno in cui George W. Bush diventa presidente degli Stati Uniti.

L’autrice Karine Tuil ha già pubblicato altri libri, fra cui Interdit (nominato per il premio Goncourt e pubblicato in Italia da Voland con il titolo Vietato) e Du sexe féminin (Di sesso femminile, un’altra ottima scelta di Voland). Ha uno stile veloce, preciso e ricco di dettagli insospettabili, che richiede dal lettore la massima attenzione. Riesce a fondere alla perfezione cinismo, ironia e dramma, tanto da ricordare una giovane Fay Weldon, senza però il tono femminista.

Per me personalmente, Quando ero divertente e la sua autrice sono stati una piacevolissima scoperta. Ingegnoso come un personaggio della Nothomb, divertente come Woody Allen, assurdo come una figura kafkiana, il protagonista di questo libro mi ha ricordato anche Hans Schnier, protagonista di Opinioni di un clown (Heinrich Boll). E come Schnier, con lo stratagemma del riso Sandre mette il dito sulle contraddizioni del nostro tempo.

In un paesaggio letterario in cui la maggior parte dei libri arriva dai paesi di lingua inglese e sa troppo di creative wiring (scusate, writing), quest’autrice francese è riuscita a coinvolgermi nella storia, raccontandola con maestria, spirito critico e tanta passione.

Postato da: IM

2 Responses to “Recensione: Karine Tuil, Quando ero divertente, Voland, 2008.”


  1. 1 luigimuzii 20 marzo 2008 alle 10:22 am

    Mi hai fatto venir voglia di leggere il libro…

    L’esposizione della trama mi ha riportato alla mente una citazione di Bill Watterson cui avevo pensato sentendo che il maggior rimpianto di Arthur C. Clarke era non aver avuto prova dell’esistenza di forme di vita intelligente extraterrestre attraverso un contatto: “A volte penso che la prova più sicura che esiste da qualche parte una forma di vita intelligente è il fatto che non ha mai tentato di mettersi in contatto con noi”.

  2. 2 crii 5 aprile 2008 alle 4:38 pm

    ciao a tutti voi,entro per la prima volta tra voi.
    a me invece il libro della tuil ha annoiato a morte.
    io ne avrei eliminato un buon 70%,fermo restando che l’avrei trovato inutile anche monco.
    ma quando im parla di dettagli insospettabili forse si riferisce a qualche altro titolo,almeno spero per l’autrice:-))
    quanto ai rimandi…”mamifacciailpiaceeeere”,totò docet.
    tutto questo sperando di nn offendere nessuno.
    se cercaste dettagli insospettabili e nn lo conosceste consiglierei cormac mc carthy.ciao!


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