Storie di passione

allende.jpg

Non sono mai riuscita ad appassionarmi ai libri di Isabel Allende, perché li ho sempre trovati esageratamente “magici”. La conferenza Tales of Passion che la Allende ha tenuto a TED 2007 invece mi è piaciuta molto e, quindi, ve la propongo. Vi basta cliccare sull’immagine. Attenzione: non perdetevi il pezzettino su Sofia Loren.

Se solo la Allende scrivesse i suoi libri come parla in questo video…

Postato da: IM

1 Response to “Storie di passione”


  1. 1 luigimuzii 15 marzo 2008 alle 12:11 pm

    Come sai, ho pochi studi per parlare di letteratura e la mia opinione vale quindi meno del tempo impiegato per leggerla e, evidentemente, per scriverla, ma credo che la Allende sia vittima della politica commerciale degli editori italiani che giocano sulla frustrazione dei traduttori letterari italiani, scrittori e artisti mancati o incompresi.
    Oltre l’ovvia considerazione sulla concentrazione (cinque delle sette principali case editrici italiane fanno capo alla stessa proprietà), è all’ignoranza che l’italiano medio non perde occasione di mettere in mostra che, secondo me, occorre fare riferimento. L'”uomo” a cui appartengono le case editrici di cui sopra lo ha compreso perfettamente, e da oltre un ventennio ci propina esattamente quello che analisi di mercato e sondaggi indicano come gradimento. La letteratura, quindi, quando non può essere classificata e venduta come “commerciale”, va comunque trattata come se lo fosse e omogeneizzata di conseguenza.
    Agli inizi della mia “carriera”, quando in Cina Paolo Rossi diventava più famoso di Marco Polo, provai a entrare nel mercato della traduzione dalla porta secondaria, con i romanzi rosa. Mi avevano detto che erano facili e ben pagati e, in effetti, per quei tempi, la paga non era affatto male. La direttrice editoriale cui facevo capo era laureata in fisica e sosteneva che ci volevano uomini per la collana di cui era responsabile: erano asciutti e rigorosi. Non credo sia stato un caso se, malgrado il successo commerciale, andò in pensione un anno dopo. Non fu per quello che smisi con la “letteratura”, semplicemente avevo capito che non era il lavoro per me, perché non riuscivo a prendermi abbastanza sul serio.
    Ho avuto l’occasione di leggere Isabel Allende nella sua lingua e in quella del paese di adozione, e posso dire che, virtù rara per un narratore, scrive come parla, in modo semplice e pulito, chiaro e leggero, gradevole scorrevole, delicato e sottile, direi velato di nostalgia. Mi sono convinto, quindi, (o forse dovrei dire “fatto persuaso”) che i traduttori editoriali italiani accettino di buon grado di sottostare alla politica dei loro editori che punta ad appiattire i prodotti dei loro autori sul livello medio della letteratura internazionale, generalmente poco brillante. Alcuni di questi editori, pur apprezzati, sono caratterizzati da un vero e proprio marchio di fabbrica; i loro redattori hanno il compito di omogeneizzare i manoscritti.
    Spesso mi diverto a disorientare i miei studenti proponendo loro di confrontare alcuni autori (in primis David Herbert Lawrence) che scrivevano per vivere e spesso, come si suol dire, tiravano via, con la traduzione italiana di alcune loro celebrate opere che nobilitano gli originali, perché i traduttori editoriali italiani sono stati allevati (e si cullano ancora) in una vera e propria passione per la propria “arte”, darla a bere a se stessi prima che agli altri.


Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Visitatori

  • 155,900 visitatori

a

Ongoing Tweets


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: