Questa sì che è democrazia!

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Oggi Facebook lancia la versione francese del suo lentissimo sito. Oltre al sito inglese, sono già attivi anche quelli in spagnolo e tedesco.

Ma come è stata fatta la traduzione (prima di continuare a leggere, sedetevi e tenete i sali a portata di mano):

As the company releases new features, Facebook has said it plans to rely on volunteers to help it translate the site into non-English languages, borrowing a strategy popularised by Wikipedia, the anyone-can-edit web encyclopedia.

Users who added the Facebook translation application were allowed to submit translations online while browsing the site. Facebook users then approved all translations through a voting system, the Palo Alto, California-based company said.

Il diritto di voto! Come abbiamo fatto a dimenticarcene…

Altri articoli e siti sulla social translation, una chiara manifestazione del pressapochismo dei nostri tempi:

  • il post che avevamo già scritto in precedenza (compresi gli errori di battitura e le osservazioni ingenue d’allora).

Postato da: IM

3 Responses to “Questa sì che è democrazia!”


  1. 1 luigimuzii 10 marzo 2008 alle 12:56 pm

    La traduzione di Facebook dovrebbe essere avvenuta attraverso Facebook Translations, lanciata a fine 2007. Non ci sarebbe niente di male a offrirsi gratuitamente, anche se qualche dubbio sulla sagacia dei volontari mi sembra legittimo. La prima domanda è: perché mai dovrei lavorare gratis per una società che realizza profitti stratosferici e che potrebbe permettersi di pagare, e bene, per attività che contriburanno a produrne di altri?
    La seconda domanda è: quale ruolo sociale svolge Facebook da giustificare l’adesione volontaria a progetti di questo tipo?
    Diverse fonti, inoltre, negli ultimi mesi, prima dell’offerta per Yahoo!, hanno ripetutamente riportato la notizia di un forte interessamento di Microsoft per Facebook, quotato 10 miliardi di dollari.
    Quel che conta, però, secondo me, è che Facebook si sarebbe rivolta alla Stanford University per affidare la traduzione agli studenti. Lo spauracchio dei traduttori una volta era la traduzione automatica, ora potrebbe essere il crowdsourcing e la social translation. A proposito: tra le parole elencate nell’articolo del NYT che hai segnalato in All we are saying c’era crowdsource, v., to use the skills or tools of a wide variety of freelancers, professional or amateur, paid or unpaid, to work on a single problem.
    Rinnovarsi no, eh?

  2. 2 isabellamassardo 10 marzo 2008 alle 1:03 pm

    Il post All we are saying non è mio, ma di MB (vedi sezione About)).

  3. 3 luigimuzii 15 marzo 2008 alle 11:31 am

    Chiedo venia se torno sull’argomento, ma il solito Ultan O’Broin offre un ulteriore spunto di riflessione.

    La mia personalissima opinione, per quello che può valere, è che posizioni come quella di O’Broin non facciano bene. Tanto più sono dannose in quanto sono espresse dall’interno di organismi in grado di condizionare il mercato.

    Già in dicembre O’Broin aveva dato prova di sé.


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