Dopo lunga attesa…

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… il risultato è penoso.

Abbiamo aspettato mesi e mesi in dolce attesa di Titlepage, il sito che avrebbe dovuto offrirci conversazioni (e, perché no, discussioni) appassionate e infuocate sulle ultime novità editoriali, una nuova tavola rotonda modello Algonquin, con videointerviste corali, forum sui diversi generi letterari per i lettori che non demordono mai, un blog, recensioni, segnalazioni, premi, cotillons e chissà che altro.

Tutte false promesse. Sebbene ben preparato in materia, il presentatore (che da giovane sicuramente recitava Amleto in jeans e maglione nero, in qualche compagnia teatrale alternativa) è a disagio di fronte alla videocamera (media training, anyone?), gli scrittori ospiti si guardano intorno terrorizzati, la scenografia probabilmente è opera di uno studente alle primissime armi, la conversazione è legnosa, noiosa e, soprattutto, langue, per non menzionare l’editing delle riprese (hanno usato le forbici?). Un gran peccato. Ma può solo migliorare.

Photo Credits: quadro A vicious circle di Natalie Ascencios.

Postato da: IM

2 Responses to “Dopo lunga attesa…”


  1. 1 luigimuzii 6 marzo 2008 alle 9:26 am

    No, la Corazzata Potemkin, no! Sarò obsoleto o incolto o sciocco, ma ho sempre pensato, e continuo a farlo, che i libri si debbano leggere, e che parlarne privi del gusto di scoprirli.

    Forse ho una connaturata idiosincrasia a qualsiasi forma di critica (verso me stesso, innanzitutto) per accettare che si possa parlare di un libro o di qualsiasi altra opera dell’intelletto per più di qualche minuto, nei limiti della singola cifra.

    Mi piace, non mi piace: a questo dovrebbe ridursi la critica. Due righe, al massimo, per spiegare il perché. Il resto, comprese le opinioni sull’autore (è un cretino/genio, per esempio) andrebbero lasciate a chi i soldi per comprare un libro li spende.

    Da noi si dice “ariconsolamose co’ l’ajetto”. Tempo fa sono stato alla conferenza stampa di presentazione dell’ultimo libro di un autorevole pedagogista americano durante la quale, agli intervenuti, si regalava una copia del libro. Gli oratori hanno dimostrato tutti, ma proprio tutti, di non averlo letto; dei giornalisti intervenuti non c’è stato uno che abbia fatto domande; il giorno dopo su un importante quotidiano nazionale ho letto un’insipida recensione di un (auto)acclamato intellettuale che è stato presente alla conferenza per cinque (5) minuti.

  2. 2 isabellamassardo 6 marzo 2008 alle 9:32 am

    A me le recensioni non danno fastidio, anzi, se stimo il recensore, mi sono utili, visto che, alla mia età, ci si rassegna al fatto di non poter leggere tutto. Ma il tuo commento mi ricorda la conversazione che ho avuto la settimana scorsa con un’insegnante americana di non fiction writing, che ha definito la recensione “a springboard for one’s own visibility”.


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