Giro del mondo da un insulto all’altro

Per me, una delle parti più sfiziose dell’imparare una lingua straniera è sicuramente quella delle parolacce e degli insulti, che, oltre ad aggiungere un tocco di piccantino all’apprendimento, mi servono ad affrontare eventuali brutte avventure in un paese straniero (avete mai provato a litigare con un tassista russo?)

uglier.jpg

In Uglier than a Monkey’s Armpit (un’espressione spagnola il cui uso viene caldamente sconsigliato), gli autori Dr Robert Vanderplank e Stephen Dodson (più noto come l’autore del blog Language Hat, il cui nome in questa pubblicazione appare solamente alla terza pagina, probabilmente per un disguido) ci propongono un giro del mondo, da parolacce a offese, passando attraverso coloratissimi insulti, maledizioni e gestacci, e ci aprono una finestra sulle diverse culture, le tradizioni e le mentalità.

Gli insulti raccolti nel libro prendono di mira l’aspetto fisico, il carattere, il comportamento, le origini di una persona, i suoi punti deboli. Per maledire, gli olandesi si ispirano al sesso e ai genitali (de matennaaier), i tedeschi preferiscono gli escrementi (Arsch mit Ohren), gli italiani ricorrono al campanilismo (meglio un morto in casa che un marchigiano alle porte) e alla politica, i greci mirano alla madre del nemico (gamo ti mana sou). Nelle lingue indiane si dà la preferenza alle maledizioni (provate a leggere Salman Rushdie e Rohinton Mistry), mentre i giapponesi elaborano insulti così raffinati da sortire quasi l’effetto contrario.

Inoltre, come spiega Vanderplank nell’introduzione

Some cultures also revealed wide differences between male insults and female insults. In Arabic, for example, I was able to obtain few insults which could be used by both men and women. In Japanese and Chinese, I was told that it was not done for women to insult or curse. In Welsh, in contrast, I can hear the biting (and often back-stabbing) wit of Welsh women. South Africa came out as a rich melting pot of insults, appreciated across its many languages and ethnicities by both sexes.

L’edizione che ho fra le mani è quella inglese, completamente esaurita o quasi. Quindi se decidete di acquistare questo delizioso libretto, dovrete portare un po’ di pazienza e magari scrivere all’editore incoraggiandolo a preparare al più presto una nuova edizione (niente insulti, mi raccomando).

Postato da: IM

4 Responses to “Giro del mondo da un insulto all’altro”


  1. 1 Luigi Muzii 11 febbraio 2008 alle 10:35 am

    Curioso…

    Però, che c… (tanto per restare in tema): ci titilli la papilla e poi ci dici che è esaurito.😦

    Sull’offesa ai marchigiani questi, però, potrebbero ribattere che esiste la variante rivolta ai pisani (ancorché, pare, introdotta dai livornesi).

    E che dire dell’espressione tipicamente capitolina, divenuta ormai, quasi un intercalare, rivolta agli antenati? O delle numerosissime varianti dialettali italiane per invitare qualcuno a farsi sodomizzare?

    A parte gli scherzi (grevi), le parolacce non sono in fondo la prima cosa che si impara di una lingua straniera, specie quando ci si trova sul posto?

  2. 2 Stefania 11 febbraio 2008 alle 2:03 pm

    Solo una piccola notazione: in tedesco la frase *Arsch mit Ohren* non ha a che fare con gli escrementi ma con le parti del corpo, più precisamente con la parte del corpo composta da due glutei a cui vengono aggiunte due orecchie…
    scusate, ma traduco dal tedesco…


  1. 1 Per dovere di cronaca « Taccuino di traduzione 2.0 Trackback su 8 aprile 2008 alle 9:51 am
  2. 2 Boccacceschi, anche in caserma « Taccuino di traduzione 2.0 Trackback su 20 gennaio 2009 alle 9:01 am

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