Archivio per la categoria 'Uncategorized'

Il test di Nabokov - La risposta

Ecco la risposta esatta, secondo Nabokov:

The students leaned heavily on emotional identification, action, and the social-economic or historical angle. Of course, as you have guessed, the good reader is one who has imagination, memory, a dictionary, and some artistic sense - which sense I propose to develop in myself and in others whenever I have the chance.

Incidentally, I use the word reader very loosely. Curiosly enough, one cannot read a book: one can only reread it. A good reader, a major reader, an active and creative reader is a rereader.

Nabokov, Lectures on Literature, pag 3.

Postato da: IM

Soggetti nomadi - revised

“Nella cultura di fine millennio che cresce intorno a noi si ritiene quanto mai importante, e di una serietà che ha del sacrale, il valore fondante delle lingue madri. In questa nuova Europa che è teatro di tutti i suoi vecchi problemi sull’onda di un micidiale ritorno del represso, in questa fortezza etnocentrica, l’ideale della madrelingua è più forte che mai e va ad alimentare il rinato ed esacerbato senso dei nazionalismi e localismi che segnano questo momento della nostra storia.”

“Il poliglotta osserva la situazione con estremo distacco critico. Poiché è una persona in transito tra le lingue, non è né qui né là, è in grado di guardare con sano scetticismo alle identità fissate una volta per tutte e alle lingue madri. In questo senso, il poliglotta è una variante sul tema della coscienza critica nomade. Essere tra le lingue rappresenta un vantaggio per la decostruzione dell’identità.”

Non esistono lingue madri. Solo luoghi linguistici che si assumono come punti di partenza. Il poliglotta non possiede una lingua nativa, ma molte linee di transito, di trasgressione. [...] Una specie di caparbietà polimorfa accompagna la capacità del poliglotta di scivolare fra le lingue, rubando tracce acustiche qua, dittonghi là, in un continuo fanciullesco gioco canzonatorio. [...] Il migliore regalo che si può fare a chiunque, ma soprattutto ad un poliglotta? Una parola nuova, una parola che lei/lui non conosce ancora.”

Leggendo ieri le poesie di Antoine Cassar, mi è tornato in mente questo brano, soprattutto l’ultimo paragrafo, tratto da Soggetti nomadi di Rosi Braidotti.

Antoine è un traduttore e poeta, che vive in Lussemburgo. Le sue poesie sono mosaici con tasselli linguistici diversi, sonetti colorati ed evocativi, uniti da un ritmo comune.

Qui trovate un’introduzione alle sue poesie e qui potete leggere i sonetti.

Postato da: IM

Cantando s’impara

Vi ricordate quando avevate appena imparato un po’ d’inglese, abbastanza da capire sì e noi il 30% di quello che cantavano Neil Young, Joni Mitchell, Fleetwood Mac & cronies? E poi cercavate il resto nel vocabolario, imparando così qualche parola nuova e inutile? O ero solo io a farlo?

E’ lo stesso principio, in versione aerobica, applicato in questi sfiziosi video, trasmessi in Giappone per insegnare l’inglese a tempo di musica.

Due sono particolarmente interessanti.

Spare me my life

e una frase sempre utilissima

I have a bad case of diarrahoea

Postato da: IM

Alla ricerca dello scaffale perduto

Giorni fa ragionavo a “mente alta”, com’era solito dire un ex capo, sull’ebraismo; Isa (mia musa ispiratrice) infatti mi aveva chiesto di scriverci un post. Pensavo ai saggi di Ariel Toaff, in particolare Mangiare alla giudia che, analizzando la storia delle famiglie ebree italiane, ci conduce lungo un excursus succulento e divertente di piatti e cibi (criticando nel frattempo i moderni ricettari di cucina ebraica “falsi”).

Per quegli strani e tortuosi percorsi sinaptici che la mente intraprende (la mia poi…) mi è venuto in mente d’improvviso “Il purgatorio”.

Ehi, dove andate? No, no, non temete. Non parlerò di teologia né di d/Dio, tanto meno di religione.

No, il purgatorio (o limbo) è uno scaffale della mia libreria (mai lo stesso) chiamato così in ricordo dell’Enfer, quell’area nascosta della Biblioteca Nazionale Francese in cui andavano a morire i libri messi all’indice perché pornografici.

Io non ho alcuna zona infernale, semplicemente perché non credo di possedere libri così interessanti da dover esser “maledetti” (… Pasque di sangue è stato “messo all’indice” ma per motivi ben diversi…) Nel “mio” purgatorio di libri, come forse in quello delle anime, ci finiscono tutti quei volumi incapaci di farsi leggere, anche se -ammetto- non sempre e necessariamente per colpa loro.

Vi troverete un saggio pesantissimo (in tutti i sensi per peso corporeo e complessi calcoli matematici al suo interno) su Stonehenge, accanto a un volume di poesie russe, vari saggi e qualche romanzo. Alcuni si trovano lì da anni e dispero di vederli mai redenti, altri hanno solo dovuto attendere un periodo di espiazione e poi sono stati salvati da un mio ritorno di fiamma.

Alcuni sono regali, altri sono acquisti. Non due fra loro si assomigliano, eppure condividono un destino comune: l’oblio, la polvere, la morte sociale.

Con il purgatorio cattolico condivide un’anima in pena. Infatti, periodicamente, si sposta da un angolo all’altro della casa, come anime alla ricerca di un lettore o, in alternativa, spirito vendicativo nei confronti di questa lettrice.

All’improvviso, infatti, lo ritrovo accusatore in camera da letto, dopo anni passati nello studio, ma poi scompare di nuovo. Che esista anche per i libri un Regno delle cose perdute?

Postato da: MB

Per dovere di cronaca

Steve di LH (si veda un post passato) segnala una serie di articoli di natura “linguistica” pubblicati su The Economist e scritti da uno dei suoi corrispondenti esteri.

Lo ammetto, non faccio parte del gruppo di aficionados di questa rivista. E quando leggo la storia di qualcuno che dice “Ho girato il mondo e ho imparato 50 lingue”, il mio pacifismo va a farsi benedire.

Detto questo, a parte un’unica affermazione con cui concordo quasi al 100%, ovvero

LEARNING other languages brings you the realisation—at first disappointing, but ultimately comforting—that 99% of the conversations around you are utterly humdrum.

il resto degli articoli (da lunedì a venerdì) contiene, secondo me, poche informazioni degne di nota. Tutto è relativo naturalmente, e dipende anche da quanto valore attribuite a osservazioni del tipo

For my first few months in Moscow I felt as if I was chewing pebbles. When I moaned about it to a Russian friend, he explained that “English is produced in the back of the mouth, but in Russian”—he puffed out his lips—“we speak from here, from the front. In order to strengthen these muscles,” he concluded seriously, “you should perform oral sex more often.”

A me viene in mente una parola: patetico.

Postato da: IM

Semantic Web

Qualcuno lo trova un concetto ormai banale, altri impossibile o inutile. Io lo trovo sempre affascinante.

Tim Berners-Lee parla del web semantico.