Archivio per la categoria 'traduzione'

Il compleanno dell’amante

Uno dei pochi articoli gratuiti de Il Sole 24 ore è dedicato agli ottant’anni del libro L’amante di Lady Chatterley.

Racconta lo stesso Lawrence in “A Propos of Lady Chatterley’s Lover” di come lo stampatore, avvertito che il contenuto del romanzo avrebbe potuto portare a problemi con la censura, fosse stato posto di fronte alla scelta se accettare la commissione o meno. Una volta appurato il contenuto, il commento con tipico accento fiorentino era stato: “Oh! Ma! Ma se son cose che noi si fanno tutti i giorni!”

Il resto dell’articolo è qui. Se invece di leggere il libro, preferite guardare il film, la versione francese è, secondo me, la migliore.

Postato da: IM

???

L’editore tedesco Bertelman ha deciso di pubblicare su carta la versione tedesca della Wikipedia.

Evidentemente non ci siamo capiti.

(link via De Papieren Man, sempre informatissimo)

L’ora del tè

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Ancora una volta debbo ringraziare la tenutaria proprietaria di questo blog, fonte preziosa di spunti. Condivido con lei una insana passione per il tè, ancora più insana per me che vivo in Italia, noto paese di caffeinomani. (E lo siamo davvero se persino Starbucks ci teme e si arrende…)

Isa, dicevo. Mi ha cortesemente segnalato un articolo di Lucy Siegle (in traduzione italiana su Internazionale di questa settimana) sullo sfruttamento dei lavoratori nell’industria del tè. [Qui parte la lezione, gli ansiosi sono pregati di saltare il post e prevenire attacchi di ansia da tedio...]

L’articolo mi ha fatto venire in mente un aspetto poco noto della traduzione: spesso sono gli oggetti/concetti a essere diversi. Pensate al blu e a blue, solo apparentemente lo stesso colore. I blue eyes sono occhi azzurri, non blu. Lo stesso vale per il cibo (e la cultura?).

Se il tè in Italia è aristocratico, in Inghilterra è da commoner. Aristocratico, non perché snob (anche se a volte i prezzi…) ma perché raro, introvabile, spesso problematico. (Pensate alla faccia di un vostro ospite che scopre con orrore che non vi piace il caffè, non sapendo cosa offrirvi, va in panico. Pensate poi al vostro orrore quando tentano di propinarvi una bustina annegata nello zucchero e nel limone.)

In Inghilterra ci sono stati scioperi anche duri perché non fosse abolita la tea break, momento irrinunciabile della dura giornata lavorativa. (A proposito quand’è che è stata trasformata in “un coffee break”?) In tutto il Regno Unito è quasi impossibile trovare un posto in cui non ti servano una cuppa. Certo poi sulla qualità di questa cup of tea si può discutere (lo stesso vale in Italia per gli intenditori di caffè che cercano con cura il bar in cui fermarsi). E questo forse è l’unico punto che unisce le due culture e i due (?) oggetti.

In inglese il tè evoca molte cose e si sente nella lingua:

  • not my cup of tea
  • to raise a cup
  • tea and sympathy

Se dico a mia madre cosa le viene in mente se le parlo di una tazza di tè, mi risponde immediatamente: o l’ospedale o il mal di pancia. (Qualcuno è in grado di spiegarmi come l’espressione “tazza di tè” è diventata sinonimo di “stare male”? Perché quando non ci si sente bene (e solo se non ci si sente bene) si chiede del tè? Mi verrebbe da vendicarmi con un blend di infima qualità…)

In Italia la stessa pervasività forse lo ha il pane. Per quanto riguarda il caffè, pur adorandolo, non ne abbiamo fatto un significante culturale di “difficile” traduzione. (L’articolo su Internazionale perde i riferimenti linguistici al tè presenti nel testo.)

Tutte queste righe per tornare alle traduzioni (Oscar alla monotonia! Inchino, “grazie, grazie”). Dicevo che spesso si dimentica che anche oggetti comuni in culture simili non coincidono perfettamente.

Una tazza di tè e una cup of tea non sono lo stesso oggetto, prima ancora di non avere la stessa connotazione culturale. Come commentavamo con Ilaria, una collega, pancetta e bacon, burro e butter sono alimenti diversi.

Dietro una tazza di tè c’è tutto un mondo. Scopritelo.

Postato da: MB

Vergogna

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Chris Durban è un’espertissima traduttrice, che scrive una rubrica dedicata a varie questioni linguistiche intitolata The Onion Skin, sempre presente nel bollettino ATA (titolo ufficiale: ATA Chronicle).

Nell suo ultimo articolo Winging it in Milan (febbraio 200 8) ci parla di un testo pubblicato nel Financial Times del 30 novembre scorso per promuovere l’aeroporto di Malpensa. Lo scopo era convincere i viaggiatori della puntualità, efficienza e professionalità dell’aeroporto milanese. Il testo di circa 100 parole iniziava con A growth without comparison (già dal titolo il povero lettore sa che cosa aspettarsi: growth in inglese chiede l’articolo solo quando ci si riferisce a una condizione medica) e continuava con diverse altre perle linguistiche (per es., 9,3% increase of passengers; Malpensa, the only airport wanted by the EU for the Trans European Network, ecc…).

In nome dell’imparzialità The Onion Skin ha contattato la direzione dell’aeroporto. La risposta è stata che il testo era stato ” fornito” da uno specialista esterno, Luca Ciserani. Contattato dalla direzione della Malpensa, Ciserani si è difeso dicendo che il testo inglese era stato tradotto da un traduttore professionista di lingua madre (American English, per la precisione), che lavora in Italia da circa sei anni. Secondo Ciserani, The Onion Skin stava solamente cercando di rubare un cliente.

Ancora una volta in nome dell’imparzialità, The Onion Skin ha cercato di intervistare direttamente il signor Ciserani, che fino ad oggi non ha reagito.

Che altro dire? Per lo spazio pubblicitario nel Financial Times Malpensa ha sborsato 160.000 euro.

Postato da: IM

Il caso Rowling vs Vander Ark: si può parlare di fair use?

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Intervista a Elvira Berlingieri, giurista esperta in diritto delle nuove tecnologie, sul caso Rowling vs Vander Ark.

Abstract:

Otto anni fa, quando ha creato il sito Harry Potter Lexicon, Steve Vander Ark pensava sicuramente di fare cosa buona e giusta, nonché gradita a tutti gli altri fan di HP. Il sito è diventato infatti una vera e propria enciclopedia online, dedicata alla saga uscita dalla penna di J.K. Rowling: informazioni sui personaggi dei sette volumi, articoli, forum, un bestiario, le biografie degli attori dei film, una versione francese e una spagnola.

Sulla base del fair use, principio presente nel diritto anglosassone, il sito Harry Potter Lexicon ha ottenuto la benedizione della stessa Rowling, della casa editrice statunitense e della Warner Brothers. Con la pubblicità online Vander Ark e colleghi hanno guadagnato 6.000 dollari in sette anni. Non molto, quindi.

 

L’anno scorso però il vento è girato. Dopo aver firmato un contratto con RDR, una piccola casa editrice, Vander Ark viene citato dalla Rowling e dalla Warner Brothers per violazione dei diritti d’autore. La Rowling avrebbe intenzione di pubblicare a sua volta una summa di HP, i cui proventi verrebbero elargiti in beneficenza. La pubblicazione di Vander Ark potrebbe impedire alla scrittrice inglese di fare del bene?

 

In realtà, sembra ci sia un tocco di Voldemort in J.K. Rowling: un articolo nel Guardian ci informa che in passato l’autrice ha imposto il ritiro dal mercato o il rifacimento di articoli promozionali ispirati ad HP (nonostante l’intenzione fosse quella di regalare gli articoli, e non di venderli). Avrebbe addirittura fatto causa agli organizzatori di una manifestazione a Calcutta, perché avevano costruito una replica di Hogwarts per un carro da sfilata.

 

 

Taccuino: Elvira, esiste anche in Italia il principio del fair use? Cosa succederebbe da noi se un fan club italiano decidesse di pubblicare tutto quello che sa su HP?

 

Elvira: Più che fair use in Italia esistono delle eccezioni al diritto d’autore appositamente previste dalla legge 633/41. La fan fiction, in realtà, non è specificamente prevista nel nostro ordinamento anche se, almeno in linea di principio, non è vietata. La legge sul diritto d’autore, infatti, protegge la forma espressiva di un’opera, non le idee o i principi che sono dietro quell’opera. Per questo motivo gruppi di fan che parlano e condividono ciò che sanno su un personaggio non violano diritti d’autore, a meno che per farlo non riproducano ampie e abbondanti parti dell’opera originale.

 

 

 

Taccuino: Potresti riassumerci quali sono i diritti del traduttore in Italia? I traduttori italiani potrebbero, per esempio, pubblicare un vocabolario o un saggio sul linguaggio di Harry Potter?

 

Elvira: Il traduttore ha, sulla traduzione, i diritti morali e i diritti di sfruttamento economico che spettano all’autore. Tali diritti sono subordinati all’ottenimento del permesso di tradurre da parte dell’autore dell’opera tradotta. Detto questo, la qualifica di traduttore di un’opera non dà diritti sull’opera originale ma solo sulla traduzione, ergo, per quanto detto nella risposta precedente, tale saggio ipotetico potrebbe essere scritto da chiunque.

 

 

 

Taccuino: L’articolo del Guardian presenta un punto particolarmente interessante per un giurista. I legali di Vander Ark si chiedono come possa esistere una differenza fra il mondo digitale e il mondo cartaceo. La Rowling e la Warner Bros infatti hanno approvato, lodato e usato il sito (anche con il guadagno proveniente dagli ads), ma non ammettono lo stesso principio per la carta. Puoi spiegarci se esiste tale differenza e su cosa si basa?

 

Elvira: Credo che il problema evidenziato nell’articolo sia che il sito di Vander Ark era una iniziativa assolutamente gratuita, non commerciale, dalla quale è poi sorta l’intenzione di fare un libro e venderlo. In verità, la pubblicazione digitale non è che una delle tante possibili forme di comunicazione al pubblico di un’opera, ergo pubblicazioni su carta e in digitale vanno (con)trattate come due forme di sfruttamento economico separate. Detto questo, la differenza di trattamento tra le due forme di pubblicazione nella posizione dei legali della Rowling è certamente imputabile al guadagno economico derivante dalla pubblicazione cartacea (dato che quella digitale era ad accesso gratuito), non altro.

 

 

 

Taccuino: Sempre basandosi sulla legislazione statunitense gli avvocati della Rowling affermano che il libro non è un saggio, perché la semplice sistematizzazione dei fatti non ha valore creativo. Potresti spiegare questo punto?

 

Elvira: E’ solo un punto di vista sostenuto dai legali della Rowling che andrà dimostrato in tribunale. Bisognerebbe leggere per intero gli atti per dare una risposta esauriente. Con ogni probabilità quello che tentano di dimostrare è che il saggio è un mero copia/incolla dei suoi libri e non vi è, pertanto, elaborazione creativa. Ma senza avere letto gli atti, ripeto, la mia è solo una ipotesi.

 

Postato da: MB & IM

Questa sì che è democrazia!

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Oggi Facebook lancia la versione francese del suo lentissimo sito. Oltre al sito inglese, sono già attivi anche quelli in spagnolo e tedesco.

Ma come è stata fatta la traduzione (prima di continuare a leggere, sedetevi e tenete i sali a portata di mano):

As the company releases new features, Facebook has said it plans to rely on volunteers to help it translate the site into non-English languages, borrowing a strategy popularised by Wikipedia, the anyone-can-edit web encyclopedia.

Users who added the Facebook translation application were allowed to submit translations online while browsing the site. Facebook users then approved all translations through a voting system, the Palo Alto, California-based company said.

Il diritto di voto! Come abbiamo fatto a dimenticarcene…

Altri articoli e siti sulla social translation, una chiara manifestazione del pressapochismo dei nostri tempi:

  • il post che avevamo già scritto in precedenza (compresi gli errori di battitura e le osservazioni ingenue d’allora).

Postato da: IM

All we are saying

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I neologismi sono allo stesso tempo la bestia nera e il massimo divertimento di un traduttore. La bestia nera perché la traduzione scelta, proprio perché nuova e personale, potrebbe non soddisfare la comunità di traduttori; il massimo divertimento perché, tempi di lavoro permettendo, ti lascia giocare e divertire con la lingua.

Un esempio di (allora) nuova parola che ha scatenato un mare di messaggi sui forum di traduttori è rogue states, stati canaglia. Indipendentemente dall’approvazione dei pari, non si può negare che la parola è rimasta, anche per una sua “giornalisticità”. [Nel mondo del giornalismo c'è questa tendenza innata alle catch-frase, soprattutto se permettono una divisione nitida fra buoni e cattivi :)]
In questo, e tanti altri casi, dunque, non ha importanza se la traduzione è perfetta ma solo se è valida e diffusa. Sono questi due elementi che la rendono poi quella giusta.

Vi propongo quindi un salto nel futuro per immaginarvi come in Italia renderemo le parole che, secondo il New York Times, sono state le buzz-words [______] del 2007. Si tratta di nuove parole per, a volte, nuovi oggetti. Ne ho scelto qualcuna, cominciando da quelle che

Non saranno tradotte

  • Tumbler/tumblelog
    E’ il nome della tecnologia che ci sta dietro. Come nel caso di blog è invariato.
  • I-reporter
    I sta per internet e reporter si usa anche in italiano. Se rimane invariato stakeholder, figuriamoci i-reporter…
  • Lolcat
    Qui comincia a insinuarsi il dubbio. I lolcat esistono da anni e non gli abbiamo mai dato un nome…. era necessario?
  • Bacn
    E’ il termine che mi ha incuriosito di più, non avendolo mai visto prima. E’ decisamente recente, creato alla PodCamp Conference di Pittzburgh nell’agosto 2007, ma anche molto diffuso. Una ricerca del termine su Google presenta 143,000 risultati, è stato recensito da Wired, BuzzFeed, CNET, Wikipedia e Urban Dictionary, solo per citarne alcuni. (Gmail già spiega come gestirlo.)
    Non credo verrà tradotto, così come non abbiamo mai tradotto “spam” che è rimasto invariato. Il problema si presenterà quando anche da noi arriverà il terzo della serie (spam, bacn, steak) a indicare la posta desiderata e (probabilmente) letta.
    Bacn, che si legge bacon, indica la posta impersonale che si riceve volontariamente (a differenza dello spam che è inviato senza richiesta). Come lo spam può essere inviata a un numero molto elevato di destinatari e, spesso, proprio come questo, non viene letta. Bacn è la newsletter, i news-alert, le mail di servizio.

I termini che potrebbero essere tradotti

Sempre saccheggiando l’articolo del NYTimes trovo altri termini che potrebbero invece trovare una traduzione.

  • Navy shower
    Una doccia breve ed “ecocompatibile”. Quella che dovremmo fare tutti per limitare il consumo di acqua, chiudendo il rubinetto mentre ci insaponiamo o ci laviamo i capelli. Ecodoccia?
  • Global weirding
    Il comportamento sempre più strano e insolito causato dal riscaldamento globale. Straniamento globale?
  • Astronaut diaper
    Un oggetto di cui non sospettavo neanche l’esistenza (anche perché vista la forzosa brevità delle passeggiate fuori dai moduli spaziali non pensavo fosse necessario, il pannolino intendo, ma sarà come quello dei bambini?…). La definizione ufficiale è urine collection device. La traduzione potrebbe dipendere da chi se ne appropria prima. Se saranno i giornalisti, potrebbe essere una qualche versione di diaper, se vi arriva prima il mondo della scienza, avremo probabilmente un qualche “strumento per la raccolta automatica delle urine” … :)
  • Email bankruptcy
    Probabilmente ne sentiremo parlare presto, se non altro perché il termine è stato pubblicizzato da Lessing.
    Bancarotta postale se vogliamo prendere per i fondelli Poste Italiane per via indiretta… A me piace un qualcosa tipo collasso email.

Questo è solo un piccolo assaggio delle tante parole nuove segnalate dell’articolo. Come le rendereste in italiano? Secondo voi arriveranno anche da noi?

Fonte:
All we are saying, The New York Times, 23 dicembre 2007 via Del.icio.us di Isabella Massardo

Postato da: MB

Grazioso da vedere, buono da bere, divertente da leggere.

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Flowertea: un bocciolo di tè che si apre lentamente una volta immerso in acqua calda. Non costa molto di più del normale tè cinese al gelsomino che acquisto di solito nel mio supermercato cinese di fiducia, ma l’effetto è esilarante. Questa è la descrizione in inglese riportata sulla confezione:

Linzhi scented tea which selected fresh and tender shoot and fllover of high-quality tea plant for material. It grown in alpine forest zone and always cannot be sprayed with farm chemical. Through the guidance of domestic and international guidance, experts of traditional and herbal drugs is good for health to people as keystone and quotes the novel and leading scientific practical technique to produce. While brewed, it not merely have natural quality that are green color, apparent, good fragrant, clear soup and sweet taste, but also can view and admire that peach is in full bloom in cup and throw off well smell. It is in the center of cup with green, red and white.

Postato da: IM

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