
“…Ma scrivere sempre, consumare il proprio pensiero, la propria anima in piccolezze, cambiar d’opinione, fare commercio della propria mente e della propria fantasia, forzare la propria natura, agitarsi, ribollire, ardere, non conoscere tregua e muoversi di qui e di là… E scrivere sempre, scrivere sempre, come una ruota, come una macchina: scrivi domani, dopodomani; arriva la festa, viene l’estate , e lui scrive sempre. E quando fermarsi e riposare? Disgraziato!”
Da: I. Goncarov, Oblomov, pag. 28 (edizione Einaudi)
Concordo: è un mestiere disgraziato!
un abbraccio,
Franca
Beh, ci sentiamo tutti degli Oblomov ogni tanto, no?! Ma abbiamo dei momenti in cui siamo anche Ivan Karamazov o Dimitrij o Alesa o Peciorin o Raskolnikov (che bel nome!) o Bazarov o, perché no?, anche il Rublev di Tarkovskij, lo zio Vania, ecc. Secondo me, dovrebbero sostituire tutti i corsi di psicologia, pedagogia scienze della formazione e tutte le altre materie così lontane dall’animo, con la lettura obbligatoria della letteratura russa.