Un traduttore è fondamentalmente un rettile. Potremmo anche amare assurdamente i gatti (e forse persino i cani…) ma in fondo siamo animali a sangue freddo.
No, non avete sempre freddo perché non vi hanno ancora pagato e vi hanno tagliato il gas. Avete freddo perché in realtà siete un camaleonte (con, quando necessario, mitiche capacità salamandriche…).
Guardatevi allo specchio e riflettete:
- vi guardano in modo strano perché assumete l’accento e l’intonazione degli abitanti del luogo in cui vi trovate?
- non riuscite più a capire quale sia il vostro stile di scrittura? (Ma avete ancora un vostro stile?)
Bene, avete risposto si ai quesiti, non è vero? Allora avete le scaglie e probabilmente siete un traduttore.
Facili ironie a parte, uno dei punti più difficili del mestiere del tradurre è non portarsi dietro le proprie idiosincrasie linguistiche.
Io poi lo trovo particolarmente difficile, lavorando anche come web editor/comunicatore per la PA. Ho passato ore/giorni/mesi a semplificare il linguaggio, a insegnare cos’è la semplificazione del linguaggio, a correggere o riscrivere che a volte devo ricordarmi che i due lavori sono diversi.
Devo dire, a questo proposito, che nonostante siano ormai decenni che si parla di semplificazione del linguaggio / plain language, la sfida all’antilingua è lontana dall’essere vinta.
Ho lavorato con persone che scrivono:
Siamo pregiatamente a chiederle….
e ho ricevuto altrettante lettere con queste belle formulette di incipit. (E’ qui che a Brunetta piaccia o meno non c’è differenza fra pubblico e privato.)[ Brrr.... sentite la necessità di mettervi al sole.. vero?]
Ho sempre voglia di cestinare certe missive troppo burocratiche, come quelle troppo amicali…
Nei casi più estremi, spesso si tratta di capetti/caponi/capponi ti rimane solo di pregare San Paolo e gli chiedi una nuova illuminazione sulla via di Damasco casa.
La giustificazione peggiore che mi è capitata di ascoltare (o almeno è quella che odio maggiormente) è l’idiota “la forma è la sostanza”. Ora, chiariamoci: NON E’ COSI’. Non stiamo scrivendo un contratto, i tuoi testi non sono giuridici.
In questi casì, se San Paolo non opera “o’ miracolo” (e del resto non è San Gennaro), le scaglie si allungano e assottigliano, le orecchie si raddrizzano, la coda si affusola e i denti si allungano: comincio a ringhiare e soffiare e allora capisco, per un breve attimo, perché mi piacciono tanto i gatti…
Postato da: MB

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