C’è chi dice che i clienti bisogna educarli, ma sono troppo vecchia per credere a questa fola. Il Barbaro dice che bisogna tenerli per mano. Forse. Io penso che bisognerebbe tenerseli stretti legandoli con una corda robusta. E finire il tutto con un nodo del francescano.
Questa è la conversazione che ho avuto questa mattina con un project manager:
- Ciao, come va?
- !
- Sì, è vero, è un bel po’. No, di lavoro ne abbiamo.
- ?
- No, è che non ti chiamiamo più perché ci sono altri più economici. Capisci, dobbiamo tener conto dei nostri margini. (*)
- ??
- No, niente, ti chiamo perché un cliente dice che il suo contatto in Italia non è contento della traduzione. Ci dai una second opinion? Ci servirebbe fra mezz’ora. Vuoi essere pagata??
Postato da: IM

Questo è quello che avevo scritto in conclusione e che poi avevo tagliato riservandomi di usarlo per un altro post o per un articolo o chissà che cosa:
Da due indagini sulle carriere dei deputati dal 1948 a oggi e sulla selezione dei top manager promosse dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti emerge che i risultati, per entrambe le categorie, contano poco o nulla, vittime, come siamo, di un sistema parentale, familistico, anche e forse più, in ambito imprenditoriale, in cui fedeltà e obbedienza contano molto più di competenza e capacità. Questa chiusura, che si ritrova soprattutto nel mondo delle micro-imprese, è quella che offre l’immagine di un sistema paese seduto, poco disposto a rischiare, conservatore.
Secondo fonti attendibili, l’industria mondiale della traduzione è equivalente, in valore, a quella della bicicletta. La differenza sta tutta in due cose:
le ditte che fabbricano biciclette sono molto di meno di quelle che vendono e, ancor meno, fanno traduzioni;
la traduzione è insegnata e vista come un’attività “creativa”, assolutamente non come un’attività “economica”.
Nel primo caso la soluzione ovvia sarebbe il consolidamento, ma si fa a sbattere con l’atteggiamento figlio del secondo caso e così le filiere, invece di accorciarsi si allungano, i compensi calano, la soddisfazione pure, e le lauree in “teoria e pratica della traduzione letteraria” fioriscono, a beneficio dei peggiori masnadieri felici di lucrare sul velleitarismo di generazioni illuse dalla creatività e centralità della “professione”.
Sinceramente non so se si tratti solamente di a. creativa / a. economica. Ho le idee alquanto confuse in merito.
Nel mio secondo paese, spesso e volentieri traduzione e interpretariato sono visti come a. economiche “da sbarco”. Molti dei nuovi arrivati che parlano un po’ di inglese (o altre lingue) provano a fare qualche traduzione/giornata di interpretariato, giusto per guadagnare qualche soldo, in attesa di meglio. Un po’ come fare le pulizie o la baby-sitter.
Fatto sta che alla mia veneranda età telefonate come quella sopra mi danno una sensazione di grande stanchezza. Oltre a farmi sentire superata, “fuori moda”.
Ciao Isabella, mi dispiace per l’esperienza. Purtroppo qui non si tratta di educare ma di sbattere le porte in faccia.
Si, il mio parere si paga e si, lo paghi anche caro se hai la maleducazione di dirmi che sono troppo costosa per te…
Dedicati una tazza di te, un su non, e prenditi quella mezz’ora di pausa che ti permetta di tornare in pace con te stessa.
Baci
M
Beh, più che legarli stretti certi clienti sarebbero da imbavagliare, per zittirli. Ma puoi sempre consolarti con clienti ben più simpatici, come quelli che ti chiedono di comprare le mutande…